Se fosse un film non avremmo dubbi sul titolo. "Molto rumore per nulla" come quello fatto dal Governo nelle scorse settimane sbandierando le tanto attese linee guide della riforma della Scuola. Troppa carne al fuoco, secondo il Premier Matteo Renzi, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano consiglia di fare le cose con calma per fare bene, per evitare "un giorno di ordinaria follia" governativa e alla fine a rimetterci sono ancora docenti, precari e non, pensionati e non, studenti e famiglie che dovranno attendere le prossime settimane per sapere in che direzione andrà il Governo.
La riforma non salta, semplicemente slitta (ancora) di qualche giorno, fanno sapere dal Governo. La verità è un'altra: dietro l'ennesimo rinvio c'è la solita difficoltà nel reperire le coperture finanziarie necessarie alla riforma. Ci sono i centomila docenti da assumere dal ben più ampio bacino dei precari mantenendo fede alla promessa di eliminare le supplenze, c'è da risolvere la questione dei Quota 96, c'è da affrontare il delicato tema dell'autonomia scolastica, ci sono i programmi didattici da riformare per favorire web, inglese, geografia, storia dell'arte, musica e tanto altro, però, adesso, tutto questo dovrà attendere. E c'è una credibilità, quella del Governo, del Premier, dei ministri dell'Istruzione e della Pubblica amministrazione, che inizia a vacillare paurosamente sotto i colpi dei tanti proclami e delle poche cose concluse.
I sindacati hanno già fatto la loro scelta, da che parte stare. La Flc Cgil, per esempio, accusa pesantemente l'esecutivo: "Se la scuola è una vera priorità, il Governo deve abbandonare ogni atteggiamento di rinvio e del gioco delle tre carte sugli investimenti". E' così che inizia il comunicato con il quale la Federazione lavoratori della conoscenza denuncia la necessità di arrivare a risorse aggiuntive perché la scuola è in piena emergenza. C'è tanto da fare alla vigilia di un anno scolastico che si sta per aprire "molto male": mancano i finanziamenti per le autonomie scolastiche, non è stato rinnovato il contratto nazionale con gli stipendi ormai fermi ai livelli di diversi anni fa oltre ad essere tra i più bassi d'Europa, non è stata trovata una soluzione ai quattromila docenti della Quota 96. Inoltre occorrerebbe sburocratizzare il sistema d'istruzione e decidere come devono spartirsi le competenze il Miur, la Funzione pubblica e il Mef.
E poi c'è la dolente situazione dei precari: vanno coperti tutti i posti vacanti e disponibili, relativi ai docenti ed al personale Ata e creare nuovi posti di lavoro aumentando gli organici, soprattutto nel Sud Italia.