Il progetto La Buona Scuola di Renzi, che dovrebbe rappresentare la base per la nuova riforma della scuola, promette la stabilizzazione di molti precari delle graduatorie ad esaurimento. Ma in cambio di cosa? Il patto educativo stabilisce alcune regole che non tutti i docenti sono disposti ad accettare. Di seguito faremo una panoramica di queste regole e novità, spiegando perché da molti non sono viste bene. Per questo la domanda sorge spontanea: è giusto accettare tutto questo in cambio della stabilizzazione dei precari (e nemmeno tutti)?
La Buona Scuola è un ricatto ai docenti?
Assumere i precari in cambio di cosa?
Ecco i punti su cui dissentono diverse persone:
- Rinunciare agli scatti di anzianità, in cambio di un sistema di valutazione che prevede una casta scelta dai dirigenti scolastici. Il rischio di favoritismi diventa altissimo.
- I docenti devono essere disponibili alla mobilità fuori dalla provincia e anche fuori dalla regione.
- La creazione di un Registro nazionale del personale, che permetterà di conteggiare i presunti crediti professionali di ogni docente. Basandosi su questo registro, i dirigenti decideranno chi assumere e chi premiare, in modo che ogni tre anni l'insegnante possa accedere ad uno scatto stipendiale di 60,00 euro. Anche qui il rischio è altissimo.
- La creazione del Sistema Nazionale di Valutazione. Questo sarà operativo a partire dal prossimo anno per tutte le scuole pubbliche, statali e paritarie, elevando la scuola privata allo stesso livello di quella pubblica. E questo punto piace davvero a pochi.
- Un'autonomia scolastica che prevede la facoltà del dirigente (previa consultazione collegiale) di chiamare nella propria scuola i docenti che ritiene più adatti, ancora una volta con il forte rischio di personalizzazione e favoritismi.
- I fondi di finanziamento pubblico e l'aumento salariale del dirigente, saranno legati ad un piano triennale di miglioramento e al suo esito. E se va male per incapacità del dirigente, la scuola perde gran parte dei fondi?
- La possibilità di ottenere fondi da privati, che non finanzieranno solo, ma potranno anche possedere e gestire i laboratori nell'ambito dell'istruzione pubblica. È il caso di mettere privati alla gestione della scuola pubblica? Fateci sapere anche la vostra opinione in un commento e continuate a seguirci per restare aggiornati.
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