Continua a registrare temperature elevatissime il dibattito in tema di riforma pensioni 2015 e Legge Fornero. A diversi mesi di distanza dal no della Consulta che ha bocciato il referendum abrogativo promosso dalla Lega Nord, possiamo senza dubbio affermare che l'iter portato avanti dal Carroccio è servito a riaccendere la luce dei riflettori su un provvedimento che così com'è configurato non risulta più in grado di disciplinare il comparto previdenziale nazionale. Ne è assolutamente convinto il presidente della Commissione Lavoro alla Camera Cesare Damiano, che rivolgendosi per l'ennesima volta a Renzi ha ribadito la necessità di modificare il dispositivo normativo insito nella Legge Fornero prevedendo contestualmente nuovi elementi di flessibilità in uscita.

L'ormai famoso ddl Damiano è al vaglio della Commissione Lavoro e presto approderà alla Camera, cosa che potrebbe rappresentare una svolta dato che il Parlamento potrebbe 'scavalcare' il governo Renzi, da sempre troppo timido nell'approcciarsi alla tematica previdenziale. Anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella potrebbe giocare un ruolo importante in tal senso.

Riforma pensioni 2015 e Legge Fornero, Damiano vs Renzi: decreto alla Camera, si spera in una svolta, Esecutivo troppo 'timido'

Parlando di riforma pensioni 2015 e Legge Fornero non si può dunque ignorare il combinato disposto delle dichiarazioni rilasciate da Cesare Damiano, che rivolgendosi al premier Renzi ha mosso l'ennesimo accorato appello: 'Io credo che la strada giusta sia quella che sta percorrendo l'Area Riformista, ovvero il dialogo con il governo per cercare di correggerne l'azione […] Vogliamo modificare la riforma delle Pensioni targata Fornero, penso in particolare all'introduzione nel sistema di elementi di flessibilità - ha sottolineato Damiano in un'intervista rilasciata al Garantista - che permettano a chi ha 62 anni di anzianità e 35 di contributi di accedere alla pensione con una leggera penalizzazione. Così come ritengo che sia giusto che chi ha 41 anni di servizio alle spalle, indipendentemente dall'età anagrafica, possa lasciare il lavoro'. La strada tracciata da Cesare Damiano è ampiamente nota: da un lato l'ex ministro punta ad una maggiore flessibilità in uscita dall'altra continua a proporre una soglia di abbandono dell'impiego fissata tutti i lavoratori a 62 anni di età più 35 di contributi o in alternativa a quota 41 anni di contributi a prescindere dall'età anagrafica.



Restando sempre a riforma pensioni 2015 e Legge Fornero non possiamo dunque non evidenziare come la ricetta targata Damiano sia certamente la più 'etica' e socialmente auspicabile fra quelle finora presentate al governo Renzi, il punto cruciale sta tutto nel reperimento delle risorse economiche necessarie a sostenerne il disegno. Ed è qui che deve entrare in gioco il Parlamento data la conclamata 'timidezza' con la quale l'Esecutivo autorizza grossi capitoli di spesa riferiti al comparto previdenziale. In passato il leader della Lega Nord, Matteo Salvini, ha più volte invocato l'intervento del presidente Mattarella con la speranza di poter sensibilizzare le due aule parlamentari sulla necessità di prevedere al più presto una riforma della previdenza. Potrebbe essere questa allora la chiave di una svolta che il paese attende ormai da troppo tempo.



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