Archiviato l'Italicum, il Governo è ora impegnato su altri fronti. Altrettanto scottanti. In particolare il presidente del consiglio Matteo Renzi è ora impegnato a risolvere diverse grane dell'ultima ora. Dalla sentenza della Consulta che abroga parte della legge vigente sulle pensioni del 2011, alla scuola che manifesta contro i provvedimenti sulla Buona scuola voluta proprio dal premier.
Cerchiamo allora di fare il punto delle varie situazioni, partendo dal fronte pensionistico. Si attende, probabilmente al massimo a giugno, la riforma previdenziale che era stato annunciata, invocata, auspicata da tutti.
Il decreto che modificherebbe la riforma Fornero dovrebbe contenere innanzitutto provvedimenti a sostegno dell'equità come tagli alle pensioni alte e non solo, già annunciati e sostenuti dal presidente dell'Inps Tito Boeri e dal consigliere economico per la spending rewiev Gutgeld. Tagli da effettuare perché ritenuti necessari per accumulare risorse da reinvestire sempre nelle pensioni. Altro intervento possibile potrebbe essere anche quell'assegno di cittadinanza per gli over 55, che raccoglie il plauso e consenso di tutti a tutela di coloro che, perdendo il lavoro, senza i requisiti necessari per andare in pensione, rischiano di diventare un nuovo caso sociale. Restano aperte le questioni flessibilità ed uscita anticipata.
Ma quì le questioni sono più complesse e probabilmente saranno rinviate alla nuova legge di stabilità. Altra questione, legata sempre a prospettive previdenziali, è l'applicazione di nuovi decreti attuativi del jobs act. Sul fronte della riforma del lavoro, difatti, dovrebbero arrivare per giugno, anche il terzo e quarto decreto attuativo della stessa riforma che riguarderanno in particolare la tutela della maternità e la relativa indennità da estendere gradualmente a tutte le lavoratrici. Si aspettano anche interventi come staffetta generazionale o part time.
La Buona scuola
Sul fronte della scuola, le manifestazioni di questi giorni, massicciamente partecipate e condivise, hanno spinto il premier Matteo Renzi ad una tiepida apertura su alcuni temi cari al personale scolastico, docente o dirigente che sia.
Soprattutto viene contestata la nuova figura dei presidi e del potere che viene loro dato. In un'ottica di rinnovata autonomia, la figura di un preside che decide e gestisce tutto, non troverebbe spazio e consensi. M anche il piano di assunzione dei precari desta malumori e tensioni. La buona scuola lascia fuori migliaia di altri precari e non tiene conto delle diverse sentenze italiane ed europee in merito. Le ragioni degli scioperi di questi giorni stanno proprio in questo, il Piano della Buona Scuola di Renzi, pecca ed è carente proprio a partire dalla sua gestione. "Siamo disposti ad ascoltare e condividere, confrontarci su tutto con grande serenità", ha affermato ieri Renzi a Trento. Le aperture, precisa però il premier, possono essere «sulle modalità di assunzione o ancora su correttivi organizzativi" , lasciando intendere che l'impianto della buona scuola non verrà però modificato né smontato.
Come si vede questioni aperte quelle pensionistiche e scolastiche, ma non da stravolgere. Il premier non lo vuole, il premier non le accetta.
Staremo a vedere come andranno a finire. Voi seguiteci, noi vi terremo aggiornati. Intanto cliccate su "segui" in alto sopra al titolo