Uno dei motivi di protesta riguardanti la riforma della Buona Scuola è costituito dai nuovi 'poteri' e dal ruolo sempre più determinante che assumerà la figura del preside. Anche se le modifiche apportate alla Camera al testo di legge 'renziano' hanno fatto sì che i poteri siano stati 'ridotti', le polemiche non accennano a placarsi. 
Secondo quanto riferito alle audizioni al Senato, i rappresentanti dei sindacati non sono ancora sufficientemente soddisfatti delle correzioni apportate al disegno di legge. Il segretario della Cgil, Susanna Camusso, parla esplicitamente di 'lesione alla libertà d'insegnamento', mentre Carmelo Barbagallo della Uil ha ribadito come la questione, così come è stata posta, darà origine ad abusi.
Giorgio Rembado, presidente dell'ANP (Associazione Nazionale Presidi), ha replicato duramente alle obiezioni portate avanti dalle forze sociali, illustrando ciò che già avviene all'estero.

Ruolo dei presidi e DDL Scuola: cosa accade all'estero

Come viene riportato sul numero odierno de 'IlSole24ore', Rembado ha posto l'accento sul fatto che all'estero, l'autonomia gestionale dei presidi rappresenta da anni una vera e propria realtà e ciò non ha creato il benché minimo scandalo.
In Inghilterra, in Olanda, nei Paesi scandinavi e in diversi Stati dell'Europa dell'est, i dirigenti scolastici provvedono già da tempo all'assunzione dei propri insegnanti. Non solo. Pur rispettando i 'paletti' imposti loro da determinate linee guida, i presidi possono dire la loro in merito agli stipendi del personale che lavora all'interno delle loro scuole e ad eventuali premi e gratifiche loro spettanti per le attività didattiche e professionali svolte. 

Super poteri presidi, Rembado: 'Chi sta sbagliando?'

Non si tratta di casi isolati, visto che anche nelle scuole americane, in quelle asiatiche o in Finlandia (massimo esempio come qualità di apprendimento) il sistema concede ampi poteri ai dirigenti scolastici. 
La stessa cosa avviene in Francia dove viene concessa ai presidi la possibilità di assumere docenti per insegnare determinate materie: gli stessi professori vengono valutati dal dirigente scolastico insieme a ispettori ministeriali, il cui giudizio assume un'importanza superiore rispetto a quella del capo dell'istituto. Rembado, in conclusione, si chiede come mai in Italia non si riesce ad accettare questa realtà che è già in vigore da tempo nella maggior parte dei sistemi scolastici di tutto il mondo.
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