Nell'anno scolastico 2014/2015 gli ulteriori tagli al sostegno degli alunni disabili hanno cristallizzato il malcostume italiano che vede ogni singola Scuola avere un organico di sostegno inferiore ai reali fabbisogni degli alunni. Le famiglie che hanno un figlio che per la legge 104/92 ha un handicap grave (articolo 3 comma 3), spesso danno per scontato che questo possa usufruire dell'orario massimo previsto per il sostegno, che è di 22 ore per la scuola primaria, 18 per la secondaria. Invece è prassi consolidata che non sia più sufficiente la connotazione di gravità data dall'articolo 3 comma 3.

Pubblicità

Anche il sito Orizzonte Scuola sottolinea come, "Il ricorso è l'unico modo che la famiglia ha per ottenere il reintegro delle ore, infatti il tribunale reintegra le ore (se risultano nel PEI e c'è art. 3 comma 3) e condanna la pubblica amministrazione al pagamento delle spese processuali ed al risarcimento dei danni." Solo i "vincitori di ricorso" possono aspirare ad avere l'orario completo. In questo modo il dirigente scolastico è obbligato a ridistribuire le ore degli insegnanti di sostegno tenendo conto del ricorso.

È da sottolineare come spesso anche queste 22 ore non siano affatto sufficienti, soprattutto per chi frequenta un tempo pieno da 40 ore, fatto ormai assai diffuso alla scuola primaria. A tamponare l'emergenza vi sono anche le figure dell'AEC, gli assistenti educativo culturali, che non sono insegnanti dipendenti del Miur, non sono pagati dalle scuole bensì da cooperative esterne.

Gli AEC sono estremamente importanti, lavorano sull'autonomia e l'integrazione dei ragazzi e dovrebbero essere una figura complementare all'insegnante di sostegno, che intanto lavora prevalentemente, anche se non solo, sulla didattica.

Pubblicità

Invece gli assistenti educativi culturali, che non sarebbero tenuti a intervenire negli aspetti didattici, nelle nostre scuole si trovano a svolgere le medesime attività degli insegnanti di sostegno dovendo lavorare per colmare le ore in cui gli alunni risultano "scoperti" e spesso necessitano di un intervento individualizzato per svolgere le attività. Le famiglie non devono abbassare la guardia, perché il risparmio che il ministero mira ad ottenere dalla riduzione degli organici di sostegno lede il diritto di ogni bambino iscritto ad una scuola pubblica.