Il 7 luglio il mondo della Scuola si è dato nuovamente appuntamento, questa volta a Piazza Montecitorio, per dimostrare il proprio sdegno per questa riforma che pare non piacere a nessuno dei lavoratori coinvolti.

Molte erano le delegazioni arrivate da tutta Italia, hanno preso parola i sindacati, le RSU, ovviamente i precari che temono di vedere vanificati i propri sacrifici, polverizzati i numerosi anni di lavoro. Un'insegnante di seconda fascia d'Istituto, abilitata, specializzata, si sfoga, perché le cattedre rimaste vacanti per le mancanze del governo sono state occupate ogni settembre dai precari come lei, che prendevano gli incarichi annuali, che hanno portato avanti le proprie classi senza garanzie di nessun tipo, ed ora non rientreranno nel piano di assunzioni.

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"Fino ad oggi siamo andati avanti a coprire queste mancanze, non sappiamo che fine faremo l'anno prossimo…noi per anni non abbiamo avuto la possibilità di fare corsi abilitanti, perché le SISS sono state chiuse nel 2008, non abbiamo avuto la possibilità di fare il concorso 2012 perché c'era il vincolo della laurea prima del 2002 se non eravamo abilitati…queste cose i cittadini le devono sapere".

I posti, sostengono dal palco, ci sono, e sono più di quelli che dicono. Inoltre numerosissime cattedre potrebbero essere ricostituite annullando i tagli della riforma Gelmini del 2009.

Quella riforma tagliò ben 90mila cattedre, a discapito della qualità dell'insegnamento, nell'obbligo di costituire classi sempre più numerose. Prende la parola anche un rappresentate degli studenti, la novità introdotta dalla riforma sull'alternanza scuola-lavoro viene vista semplicemente come una strategia per ottenere nuove forme di lavoro gratuito, uno sfruttamento che andrebbe a favore delle aziende e non certo degli studenti.

Ovviamente non si poteva non parlare del "preside sceriffo" che dovrebbe occuparsi persino delle assunzioni, in un paese come il nostro, sottolineano i sindacalisti, dove corruzione, clientelismo e raccomandazioni di ogni tipo sono così diffuse e radicate.

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Anche gli insegnanti di ruolo temono di perdere la libertà d'insegnamento sancita dalla costituzione, non si sentono tutelati dalla presenza dei colleghi e dei rappresentanti dei genitori nel comitato di valutazione, hanno paura che i collegi dei docenti dovranno appiattirsi sulle idee del preside per tutelare il proprio posto di lavoro.

I sindacati appaiono piuttosto rassegnati sul fatto che anche alla Camera il Ddl troverà i numeri necessari per diventare legge, ma promettono una battaglia a oltranza, dal primo giorno di scuola, fino a quando i diritti dei lavoratori e la Scuola Pubblica non verranno tutelati e rispettati.