L'esecutivo del premier Matteo Renzi è sempre impegnato nella ricerca degli interventi equi e sostenibili per cambiare in maniera strutturale la riforma delle Pensioni varata nel dicembre 2011 dal governo Monti e dal suo ministro del lavoro professoressa Elsa Fornero. Anche se ancora oggi il problema della scarsità di risorse da impiegare per risolvere alcune questioni urgenti e non più procrastinabili nel tempo non è stato risolto appieno, la situazione attuale è cambiata rispetto a quella della fine anno 2011.

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Difatti le condizioni di cassa non sembrano più richiedere i troppi sacrifici richiesti allora con ricadute negative ancora oggi sul sistema previdenziale e sulla vita sociale ed economica di noi tutti, lavoratori o pensionati che si sia. Da più parti giungono proposte di modifica delle norme vigenti che regolano le pensioni e l'uscita dal lavoro. Proposte ed ipotesi che spesso vengono contraddette il giorno dopo da altre idee ed ipotesi, che a parere di chi le formula sono sempre migliori di quelle avanzate in precedenza.

Boeri annuncia modifiche strutturali alla legge Fornero, per precoci e flessibilità

Non solo dai partiti o da singoli esponenti politici vengono proposte soluzioni e modifiche della legge Fornero, ma le ipotesi di intervento giungono anche e soprattutto dal presidente dell'Inps, Tito Boeri. Come è ormai noto il professor Boeri ha annunciato alcune ipotesi di tagli a sprechi e ad alcune iniquità del sistema previdenziale che verranno concretizzate entro la fine del mese di giugno. Misure ed interventi che nelle intenzioni del presidente dell'Inps, permettono di recuperare risorse per finanziare altre importanti misure di riforma.

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Precoci, flessibilità, donne richiedono urgenza e concretezza

Le ultime novità sulle pensioni ci indicano che le vertenze più scottanti sui tavoli ministeriali e governativi sono sempre quelle sui lavoratori precoci, per i quali Cesare Damiano propone di adottare la cosiddetta Quota 41, cioè permettere a questa categoria di lavoratori di andare in pensione al raggiungimento dei 41 anni di contribuzione indipendentemente dalla loro età anagrafica. Poi c'è quella della flessibilità in uscita con un'età minima di 62 anni e una contribuzione di almeno 35.

Diversa è la questione della cosiddetta opzione donna. Difatti per questa misura non occorre un provvedimento legislativo, ma semplicemente il rinnovo della possibilità fino al 31 dicembre 2015.

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