Dopo la decisione del Tribunale di Napoli che ha dato ragione al ricorso proposto dal pensionato 82enne sulla mancata indicizzazione del proprio assegno mensile si continua a discutere anche sulla possibilità di poter portare la pensione anticipata a 62 anni e 35 anni di contributi. L'Inps e il Governo non affronta solo la complessa situazione dei rimborsi ma provano a proiettarsi nel futuro e ora a confermare che quello dei 62 sarebbe il limite oltre il quale non è possibile scendere e il ministro dell'Economia, Padoan.

L'incremento della flessibilità per l'uscita dal mondo del lavoro sembra ormai una tappa fondamentale e improrogabile per essere in grado di ridare linfa al sistema lavorativo cercando di liberare spazio ai giovani che si fanno avanti e aumentano la domanda.

Lo snodo principale è quello di trovare una soluzione che sia sostenibile sia dal punto di vista lavorativo che da quello economico e tra le proposte abbiamo quella presentata in Senato da Sacconi pochi giorni fa che prevede una riduzione dell'assegno mensile dell'8% e riducendo questa percentuale in modo graduale in base agli anni contributivi e all'età in cui si richiede l'accesso al trattamento pensionistico e inserendo nel sistema contributivo anche agevolazioni per le lavoratrici madri e per coloro che assistono un parente disabile. Lo stesso Padoan in una nota stampa conferma che si tratterebbe di una manovra indirizzata ad incentivare il lavoro giovanile.

Dal ministro arriva ora la proposta di non effettuare il decurtamento dell'assegno mensile ma di non erogare la 13sima.

Si tratterebbe quindi di lasciare nelle casse del fisco italiano una mensilità e non una percentuale sull'assegno mensile. Si tratta però a quanto sembra ancora di una strada molto lunga che vede in primo piano la questione rimborsi che rischia così di far slittare decisioni altrettanto importanti per il futuro del Paese. In ogni caso sembra proprio che una possibilità di pensione anticipata costerà ai contribuenti una fetta importante del proprio reddito.