"Bisogna mettere un tetto e consentire di andare in pensione quando si raggiunge una certa età di contributi, pensiamo che non si debba salire sopra i 41 anni, mentre oggi occorre lavorare sino a 41 anni e mezzo per le donne e sino a 42 anni e mezzo per gli uomini". Sono le parole pronunciate dalla sindacalista Vera Lamonica della Cgil in occasione di un'intervista concessa per Radio Articolo 1 e riguardanti il tema della flessibilità previdenziale attualmente in discussione presso il Parlamento.

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Le proposte di uscita flessibile in elaborazione presso la Commissione lavoro alla Camera prevedono anche la cosiddetta pensione anticipata con quota 97, che andrebbe a completare la misura già segnalata per i lavoratori precoci. Ma le discussioni sulla possibilità di aprire i pensionamenti alla flessibilità sembrano tutt'altro che terminate, anche perché in campo è sceso il Presidente dell'Inps Tito Boeri, con il suggerimento di avviare la riforma utilizzando un meccanismo di ricalcolo contributivo.

Commissione lavoro prosegue attività su Quota 97 e 41: no al sistema contributivo

"La nostra bocciatura sul tema della flessibilità è completa" spiega il Presidente della Commissione lavoro Cesare Damiano, il quale afferma di non accetta alcuna tipologia di pensionamento anticipato che preveda un ricalcolo di stampo contributivo della pensione erogata. La proposta di Boeri prevede di aprire alla flessibilità previdenziale già dai 57 - 58 anni di età, ma al caro prezzo di vedersi ricalcolare la mensilità previdenziale attraverso dei coefficienti di conversione del montante accumulato, con la conseguenza paradossale di dover rinunciare anche ad un terzo della propria mensilità rispetto a quanto non sarebbe avvenuto con i criteri ordinari di uscita dal lavoro.

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Di contro, Boeri non concorda con queste proiezioni e assicura che il sistema contributivo rappresenta l'opzione migliore anche per garantire la sostenibilità dell'Inps nel lungo periodo, visto che i risparmi di lungo termine compenserebbero gli aumenti delle uscite di breve, dovuti all'accelerazione dei prepensionamenti.

Riforma della previdenza, adeguamento alla speranza di vita allunga sempre di più la data di pensionamento

Nel frattempo continuano ad allungarsi i criteri di pensionamento a causa dell'aumento nelle aspettative di vita, un meccanismo che sta portando i lavoratori ad andare in pensione sempre più tardi, con criteri che potrebbero presto toccare i 70 anni di età oppure i 45 anni di contribuzione.

 "Uno scenario inaccettabile che colpisce le Pensioni da lavoro" conclude la sindacalista Cgil Vera Lamonica, spiegando che la legge Fornero va rivisita "perché è un sistema puramente assicurativo, che non ha più alcuna solidarietà e redistribuzione".

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