La Naspi, il nuovo ammortizzatore sociale introdotto per aiutare coloro che hanno perso il lavoro, è stato definito dal legislatore secondo i principi di equità ed universalismo tracciati dalla Legge Delega 183/2014. Oltre che un aiuto dopo la perdita del lavoro, la Naspi è anche uno strumento utile per la ricollocazione, almeno teoricamente e adesso vediamo perché.

Condizionalità della prestazione

L’erogazione del sussidio è condizionato in primo luogo dalla permanenza dello stato di Disoccupazione.

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Inoltre, altra condizione è la partecipazione ad iniziative di attivazione lavorativa ed a percorsi di riqualificazione professionale proposti dai Servizi competenti come i Centri per l’Impiego. Infatti già dalla nascita la Naspi, nel suo decreto attuativo ha lasciato spazio a misure successive che dovrebbero spingere i fruitori della disoccupazione alla ricerca attiva di un posto di lavoro e quindi al reinserimento nel mondo del lavoro. In parole povere, i disoccupati già all’atto della compilazione della domanda compilano una parte del modello dove si dichiarano disponibili ad accettare proposte di lavoro ed a partecipare ad iniziative volte alla ricerca occupazionale o a corsi di riqualificazione professionale.

Per effetto di questa dichiarazione, proposte di nuova occupazione e di percorsi vari dovrebbero pervenire al disoccupato dai Centri per l’Impiego dove lo stesso è iscritto.

Decadenza della prestazione

È evidente per tutto quanto detto in precedenza che la Naspi può essere revocata, o meglio può decadere al manifestarsi di determinate condizioni. Il rifiuto di una proposta di lavoro da parte del percettore della Naspi può portare lo stesso a vedersi revocare la prestazione. Va precisato che l’offerta di nuova occupazione o quella di partecipare ad un corso di riqualificazione deve essere a meno di 50 km di distanza dal luogo di residenza del disoccupato e raggiungibile in meno di 80 minuti con i mezzi pubblici.

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Accettare un lavoro fa decadere la Naspi

Al contrario di quanto detto prima invece, l’accettazione di una nuova proposta di lavoro non sempre porta il disoccupato a perdere il sussidio. Infatti accettare un lavoro intermittente, a chiamata, non fa decadere la Naspi, sempre che i redditi percepiti dal nuovo lavoro non superi gli 8.000 euro. Anche accettare un lavoro pagato con i voucher non porta alla revoca della Naspi, sempre che il reddito derivante dai buoni non sia superiore ai 3.000 euro.