Una delle proposte che sarà al centro del dibattitto a settembre, per quanto riguarda la riforma delle pensioni 2015, è quella portata avanti da Tito Boeri, il presidente dell’Inps. Il Governo Renzi non si è pronunciato in maniera chiara sull’ipotesi di riforma previdenziale di Boeri, ma sembra che la valutazione sia più politica che immediatamente ‘economica’. Il premier Matteo Renzi è consapevole che la sua politica da ‘uomo solo al comando’ (soprattutto con il Jobs Act e con la riforma della scuola) gli ha alienato i favori del suo elettorato, anche di quello storico e progressista che ha sempre votato tutte le 'incarnazioni' a partire dal PDS, passando per l’Ulivo e fino al PD.

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Il timore  è che, accettando e facendo propria la proposta Boeri, la situazione in Italia divenga, dal punto di vista politico, insostenibile: il tema della riforma delle Pensioni sta particolarmente a cuore agli italiani, ma è anche l’aspetto del welfare state su cui sono puntati gli occhi dell’Europa.

Il contributivo di Boeri e la riforma pensioni 2015 del governo Renzi

Le polemiche suscitate dalla proposta di riforma delle pensioni per il 2015 portata avanti da Tito Boeri sono state e sono particolarmente accese: ad attaccare il presidente dell’Inps sono stati sia i sindacati, che non vedono di buon occhio questo ennesimo taglio alla previdenza e al welfare state, sia Cesare Damiano, esponente del PD ma molto critico nei confronti della linea politica del premier.

La riforma delle pensioni 2015 di Tito Boeri si basa su cinque punti:

  • protezione sociale per gli ultra 55enni: si tratta di una forma di sostegno al reddito per tutti coloro che si trovano senza lavoro, senza assegni di disoccupazione e ancora lontani dalla pensione (questa forma di protezione sociale potrebbe essere allargata anche ai pensionati che soffrirebbero con il passaggio al contributivo);
  • la fine del meccanismo penalizzante delle cosiddette ‘ricongiunzioni onerose’;
  • l’armonizzazione: e' uno dei punti più critici della proposta di riforma pensioni 2015 di Tito Boeri; si tratta della fine di alcuni privilegi (non ben specificati) di alcune categorie di lavoratori (non ben specificati) e di un contributo di solidarietà da esigere sugli assegni più alti. Il problema è che le pensioni d’oro da cui attingere si aggirerebbero intorno ai 2500 euro lordi;
  • pensionamenti flessibili: il punto-chiave, si tratta del passaggio fondamentale e, dunque, del computo dell’assegno pensionistico soltanto sulla base del sistema contributivo; i calcoli di Boeri parlano di penalizzazioni contenute in pochi punti percentuali, i calcoli dei sindacati parlano di tagli che andrebbero dal 25% al 35%;
  • la contribuzione durante la pensione: l’idea sarebbe quella secondo cui alcuni pensionati potrebbero scegliere di continuare a versare i contributi, per accrescere nel corso del tempo il proprio assegno pensionistico.

È tutto con gli aggiornamenti e gli approfondimenti sulla riforma delle pensioni 2015.

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