"Noi insistiamo nel dire che con la nostra proposta di flessibilità delle Pensioni il Ministro Padoan può stare tranquillo: non vogliamo cancellare la riforma Fornero, ma soltanto correggerla e anche mantenere l'equilibrio di finanza pubblica". Sono le ultime affermazioni del Presidente della Commissione lavoro alla Camera Cesare Damiano, così come riportate dall'Ansa, riguardanti il tema della flessibilità previdenziale. Negli ultimi giorni si è registrata una nuova apertura da parte del Premier alla valutazione di un meccanismo di prepensionamento in grado di aprire perlomeno parzialmente i rigidi requisiti di quiescenza definitivi nel 2011 dalla legge Fornero.

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"Taluni affermano che il prestito ai lavoratori tramite un assegno di settecento euro per alcuni altri sarebbe sostenibile e altre soluzioni no" prosegue Damiano, che conferma però la propria contrarietà a quest'ultima ipotesi. Ed anzi, rilancia ancora una volta il proprio progetto, mettendo in luce l'idea di offrire un meccanismo di uscita dal lavoro con la cosiddetta quota 97.

Pensioni anticipate, per Damiano la quota 97 rappresenta una soluzione possibile oltre che preferibile

Stante la situazione, la proposta del Presidente della Commissione lavoro alla Camera consisterebbe nel garantire la pensione anticipata a tutti coloro che hanno raggiunto almeno 35 anni di contribuzione, a cui vanno aggiunti 62 anni di età.

In questo modo, si raggiungerebbe la cosiddetta Quota 97. D'altro canto, per l'esponente della minoranza Dem la misura sarebbe garantita dai meccanismi di penalizzazione comunque previsti con la riforma, pertanto la sostenibilità dei conti risulterebbe comunque acclarata. "Facciamo osservare che la flessibilità va in questa direzione, perché con la penalizzazione massima dell'8%, la proposta assomiglia a una sorta di restituzione delle mensilità anticipate". Se questa misura si correla poi all'aspettativa di vita "che arriva oggi fino a 82 anni", ne risulta che la quota 97 "consente di pareggiare i conti nel medio e lungo periodo".

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Fermo restando che per i lavoratori precoci si potrebbe comunque garantire l'uscita a 41 anni senza ulteriori penalizzazioni. In questo modo, molti dei problemi relativi ai lavoratori disagiati in età avanzata potrebbero avviarsi ad una felice risoluzione.

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