Diversi profili di incostituzionalità, interferenze tra Regioni e Stato, anomalo anche il modus d'approvazione della riforma con un unico voto: i parlamentari del Movimento 5 stelle hanno richiesto ai Presidenti delle Regioni di ricorrere alla Corte Costituzionale contro la 'Buona Scuola' perché lede le competenze regionali per quel che riguarda l'istruzione e formazione professionale.

Da far notare che l’articolo 72 della Costituzione prescrive che il Parlamento debba votare le leggi articolo per articolo.

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Invece, la legge 107 è composta da un unico articolo, suddiviso in 212 commi. Praticamente si è cercato un modo per aggirare la Costituzione al fine di costringere il Parlamento ad approvare con un unico voto di fiducia pur di evitare la discussione nel merito.

Le Giunte di Puglia, Lombardia e Veneto hanno già affidato all’Avvocatura di Stato il compito di redigere il ricorso, ancora in forse. Il ricorso sarà presentato entro il 15 ottobre perchè sono palesi diversi profili di incostituzionalità. Vediamone alcuni.

Scuola-lavoro e la lesione del diritto allo studio

In conflitto con il diritto allo studio c'e' la parte relativa all'alternanza scuola-lavoro. Ci si riferisce all'obbligo di ‘esperienza lavorativa’. Non convince la conciliabilità di una tale vincolo con il diritto di ‘solo’ studio.

Il Ministero dell'Istruzione si intromette nelle competenze della alla Regione

Uno dei più importanti profili di incostituzionalità è quello che affida al Ministero dell’Istruzione il compito di decidere quale sia l’offerta formativa dei percorsi di istruzione e di formazione professionale. Così facendo si sottrae alla Regione un incarico che la Costituzione nell'articolo 117 affida per competenza alla Regione.

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Il Preside sceriffo

Il Dirigente Scolastico può decidere autonomamente quale personale sia da assegnare. Al momento, sono i vincitori del concorso a scegliere il posto di ruolo fra quelli disponibili nella Regione. La direttiva prevede, inoltre, la possibilità del Dirigente di utilizzare insegnanti in classi di concorso diverse da quelle per le quali sono abilitati, sempre che siano in possesso di titoli di studio utili e validi per l’insegnamento di quella determinata materia. Inoltre, l'insegnante che è subordinato al Dirigente Scolastico non lavorerebbe con serenità perché nel caso di una valutazione da parte di commissioni a cui partecipano genitori e alunni, lo stesso avrebbe come valutatori quelli che invece valuta. Si tratta di una pessima novità che lede di i diritti di uguaglianza, diritto al lavoro, buon andamento e soprattutto neutralità dell’azione amministrativa.

Si ravvisa pertanto anche la lesione degli artt. 2, 3, 33, 41  della Costituzione  contro la libertà d’insegnamento dell'insegnante. Il lavoro dell’insegnante ha natura non subordinata e deriva dal diritto alla libertà d’insegnamento Se però è il preside che predilige alcuni  insegnanti per tale scelta, condiziona tale diritto.

Al Veneto non convince anche la  'Teoria del gender' perché, secondo questa riforma, la scuola dovrebbe promuovere l’educazione alla parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni. Si ravvisa al contrario una lesione dei compiti educativi che la Costituzione affida alla potestà e alla responsabilità dei genitori e non alla scuola in quanto l’art.

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29 della Costituzione riconosce i “diritti della famiglia” come “società naturale fondata sul matrimonio” e dunque sancisce l’assoluta autonomia del nucleo familiare (società nella società) nei confronti dello Stato in tutte le quotidiane scelte e determinazioni di vita.