Siamo ormai al traguardo finale della nuova riforma Pensioni, almeno secondo le ultime dichiarazioni di Poletti. Il ministro del Lavoro, a margine di un incontro organizzato dalla Cna a Siena, ha annunciato che tra pochi giorni arriveranno le risposte definitive, da parte del governo, sul tema relativo all'introduzione della flessibilità in uscita. L'equilibrio rimane la parola chiave dell'esecutivo Renzi, un equilibrio su cui il premier Renzi si gioca la faccia difronte a milioni di pensionati e migliaia di lavoratori precoci, ancora sul piede di guerra per il silenzio assordante “ricevuto” dal governo in questi ultimi mesi.

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Il tempo della riflessione – Manca poco per conoscere le misure dell'esecutivo per la riforma pensioni con l'intervento sulla flessibilità. A Siena il ministro Poletti ha affermato che il governo sta riflettendo su cosa poter fare nel rispetto dei vincoli della finanza pubblica, sottolineando che è necessario trovare un punto di equilibrio. Dichiarazioni che concordano con quelle del ministro dell'Economia Padoan, il quale nei giorni scorsi aveva parlato di flessibilità non a costo zero e che occorreva vedere come poteva essere attribuito il costo e a chi.

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Rush finale – Per Poletti è questione di giorni e finalmente verrà fatta luce sulla riforma pensioni del governo Renzi. Il ministro del Lavoro ha infatti concluso dicendo di aspettare ancora qualche giorno e che poi vedremo cosa l'esecutivo sarà in grado di fare. Una scadenza temporale veramente ristretta, che da un lato può risultare positiva, dall'altra parte invece non può far felici i lavoratori precoci, visto che nel recente passato sembra che il governo si sia dimenticato di quota 41, la soluzione proposta da Damiano e che attualmente risulta essere finita ai margini della discussione sul tema previdenziale.

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Pensioni

Costo sottozero – Lo stesso Cesare Damiano negli ultimi giorni è tornato a parlare di riforma pensioni rispondendo a Padoan circa la sua affermazione che l'introduzione della flessibilità non sarà a costo zero. Il presidente della commissione Lavoro alla Camera afferma che il ministro dell'Economia ha ragione quando dice che la flessibilità ha un costo, ma sottolinea che accanto ai costi per gli anni di anticipo (al massimo quattro) si debbano considerare i successivi 18 anni di risparmio.

Per Damiano quindi con la flessibilità si possono ottenere dei risparmi.

Un successo – Per Damiano, in riferimento ai possibili provvedimenti del governo in tema di riforma pensioni, quanto accaduto questa settimana è un successo di tutta la Commissione Lavoro della Camera. Entrando maggiormente nello specifico, Cesare Damiano pone l'accento sui tre provvedimenti che riguardano la previdenza, ovvero la settima salvaguardia degli esodati, l'Opzione Donna e la flessibilità in uscita, tutti presenti nella Legge di Stabilità.

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Dimenticati – Ascoltare Damiano che definisce un successo della Commissione Lavoro della Camera quanto sta accadendo può comunque risultare fuorviante per chi, come i lavoratori precoci, hanno riposto nell'ex ministro del Lavoro tutte le speranze affinché quota 41 venisse presa in considerazione dal governo. Ora che la proposta di Damiano sembra essere stata cestinata dal governo, i precoci si chiedono quale destino li attenda nei prossimi giorni.

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E la risposta, ad oggi, non è quella sperata in primavera.

Dai social – La rabbia dei lavoratori precoci non accenna a placarsi, nemmeno ora che le modifiche alla riforma pensioni della Fornero sono imminenti. L'utente C.P. commentando un nostro precedente articolo ha scritto che un compromesso potrebbe essere quota 100 a partire da 62 anni senza penalizzazioni, restando fermi i 41 senza limiti di età per i precoci. In caso contrario, continua C.P. sarà soltanto una beffa. Anche voi pensate che i prossimi interventi del governo saranno una beffa per i precoci?

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