Quante volte vi sarà capitato di avere a che fare con qualcuno che si lamenta di non poter cambiare le cose perché non si trova nella posizione per poterlo fare salvo poi non far nulla quando certe condizioni gli si palesano davanti. Quando cioè questa ‘posizione’ arriva più o meno inaspettatamente. Ecco, in Italia un cosa del genere è accaduta a Renzi, ed è Francesco Flore, rappresentante della Rete dei Comitati di Esodati, a ricordarcelo tramite una lettera pubblicata sul portale Pensioni blog.

Flore ricorda proprio alcuni stralci di un passaggio televisivo del 2012 in cui lo stesso Renzi stigmatizza il fenomeno esodati ricordando come in questa vicenda ‘lo Stato abbia tradito i patti’. Una sensibilità che avrebbe lasciato ipotizzare ben altro comportamento adesso che la manovra previdenziale lo vede come Premier e dunque in posizione certamente privilegiata rispetto a tre anni fa. E invece le ultime news raccontano di un Renzi che potrebbe optare per un provvedimento soft ben coadiuvato dal ministro Padoan e dall’INPS, le cui stime continuano a non convincere a pieno il presidente della Commissione Lavoro Cesare Damiano.

Riforma pensioni, news oggi 7 settembre 2015: Damiano contro i numeri certificati dall’INPS, Renzi ‘dimentica’ tutto

'Chi c’è dietro un esodato? C’è un signore o una signora che sono stati a discutere se gli conveniva o meno andare via un anno prima, che hanno passato delle notti senza dormire, che si sono fidati di uno Stato che ha garantito ma che non ha mantenuto la propria parola’ diceva Renzi tre anni fa, mostrando di fatto di aver preso coscienza di una situazione che comunque la si rigirasse appariva di una gravità assoluta.

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Pensioni Matteo Renzi

Certo l’Italia viveva una condizione economica difficile, aveva da tirar su i conti pubblici ma tutto questo, sosteneva Renzi, non le dava il diritto di tradire chi aveva creduto in lei. Eppure le ultime news sulla riforma delle pensioni aggiornate ad oggi 7 settembre 2015 ci parlano di un premier per nulla attivo nel processo di costruzione della manovra pensionistica. Ci raccontano di un presidente del Consiglio sempre in balia dei dettami di Padoan e più che mai convinto di sostenere i diktat travestiti da ‘consigli’ che provengono dall’Unione Europea.

Tra due giorni la situazione degli esodati potrebbe comunque conoscere una nuova importante svolta: è infatti prevista una riunione della Commissione Lavoro, l’occasione giusta, ci si augura, per gettare le basi di una settima salvaguardia che da un lato vestirebbe i panni di una manna dal cielo ma dall’altro non risolverebbe nulla da un punto di vista strutturale.

Ne è fermamente convinto il presidente Cesare Damiano, che la sua soluzione l’ha trovata da tempo.

Autorizzare i lavoratori ad andare in pensione a 62 anni di età più 35 di contributi con penalizzazioni (la famosa Quota 97) o con quota 41 anni di contributi a prescindere dall’età anagrafica, tutte misure contenute nel DDL 857 che l’INPS sostiene sia troppo caro per le ‘tasche’ statali: ‘Non bisogna rifarsi a stime sbagliate: i calcoli dell’INPS considerano una platea potenziale e non reale di lavoratori di 62 anni che, stando all’ente, andrebbero in pensione tutti e subito, cosa assolutamente irrealistica’ ha sottolineato l’ex ministro, che ha poi ricordato come andrebbero presi in considerazione anche i risparmi derivanti, ad esempio, dal non ricorso alla cassa integrazione.

A sole 48 ore dal così importante meeting di Palazzo Chigi un punto appare comunque abbastanza chiaro: ‘La flessibilità previdenziale non può essere a costo zero’ ha chiosato Damiano ribadendo la necessità di una riforma che basi le proprie fondamenta su Stato e lavoratori assieme e non solo sui secondi. Del resto come si potrebbe chiedere ai lavoratori di reggere da soli il peso di un provvedimento tanto imponente? La speranza allora è che a Renzi possa tornare la memoria.

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