Una doccia fredda è giunta ieri sera dalle parole di Matteo Renzi, ospite su Rai Tre nella trasmissione “Che Tempo Che Fa” di Fabio Fazio. Il Presidente del Consiglio ha parlato di riforma Pensioni 2015, gelando in particolar modo i lavoratori precoci che, forse più delle altre vertenze aperte, sono quelli che stanno ricevendo minori aperture dalla politica. Niente modifiche alla pensione anticipata, almeno questo si evince dall’intervento del Premier che non ha rilasciato dichiarazioni concilianti con la platea di persone che auspica in una maggiore flessibilità in uscita.

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Un segnale veramente poco positivo ora che sta per iniziare la maratona della Legge di Stabilità 2016 in cui erano state riposte gran parte delle aspettative per la sistemazione definitiva di tutte le questioni lasciate in sospeso sul cantiere della previdenza.

Ultime pensioni precoci, niente da fare: Renzi non vuole fare la riforma previdenziale

“Senza numeri chiari – ha sottolineato il leader PD da Fazio – si fa danno”. Il messaggio è piuttosto deciso: c’è poca certezza sui numeri e fin quando non si capirà bene di quanti soldi c’è bisogno il Governo Renzi non muoverà un dito.

Dando per scontato che la settima salvaguardia per gli esodati sarà fatta (e su questo anche il Presidente del Consiglio si è detto d’accordo) e che probabilmente arriverà anche la proroga dell’opzione donna che, come abbiamo scritto più volte, alla fine costa relativamente poco allo Stato, diversa sarà la questione della pensione anticipata dei lavoratori precoci: sul punto si sono spesi in tanti ma con risultati scarsi.

E’ la questione dei numeri quella più complicata: la prima proposta apprezzata, quella della quota 100, venne stimata prima di essere accantonata dallo stesso Damiano in 10 miliardi di esborso.

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La quota 41, invece, vale secondo l’Inps 8 miliardi mentre secondo Damiano appena 4 miliardi. Il prestito pensionistico, nella prima versione circolata con intervento pubblico, viene stimato in 2 miliardi di euro. Decisamente low cost, ma poco popolare, sarebbe una riforma pensioni con il prestito pensionistico a carico delle aziende: chi, specie se piccolo, si sostituirebbe alle banche ed allo Stato per una finalità importante ma, diciamocelo chiaramente, insostenibile?

Il dibattito sulla pensione per i lavoratori precoci non può che continuare: Renzi, del resto, ha lasciato capire che per ora è più importante intervenire sulla TASI che restituire giustizia a chi ha iniziato a lavorare da ragazzino.