E' battaglia su più fronti contro la riforma Pensioni Fornero. Ieri, la presentazione della piattaforma unitaria di Cgil, Cisl e Uil che annunciano mobilitazioni e proteste nelle piazze se da Palazzo Chigi non dovesse arrivare un'inversione di tendenza sulla questione previdenziale. Si chiede flessibilità in uscita per andare in pensione anticipata a 62 anni o con 41 anni di contributi per i lavoratori precoci. Nel frattempo, mentre la legge di Stabilità 2016 ignora ancora una volta i problemi legati al sistema pensionistico, la battaglia prosegue anche sui social network, dove i protagonisti della "lotta" per la riforma delle pensioni sono direttamente i lavoratori beffati dalla legge Fornero.

Diverse le categorie di lavoratori che si sono organizzati in gruppi su Facebook e che hanno già dato vita anche a diverse manifestazioni di protesta e proposta nelle piazze sia in forma autonoma che partecipando ad altre iniziativa, come la manifestazione della Fiom Cgil di Maurizio Landini nelle scorse settimane a Roma.

Pensioni, flessibilità a 62 anni e Quota 41 per i precoci nella piattaforma di Cgil, Cisl e Uil

"Lavoratori precoci uniti a tutela dei propri diritti" è uno dei gruppi più attivi su Facebook.

Cosa chiedono? "Noi vogliamo innanzitutto perorare la causa della flessibilità in uscita, così come promossa dall'onorevole Cesare Damiano con il ddl 857 che favorirebbe, appunto, la flessibilità per i lavoratori precoci", ha spiegato Cristina Ardito, una delle lavoratrici attive del gruppo, in un'intervista rilasciata ieri al canale YouTube La Iena Operaia. "Non è vero - ha detto - che prevedere l'uscita del mondo del lavoro con 41 anni di contributi creerebbe problemi di cassa all'Inps, basta tenere in considerazione alcuni aspetti per giungere a questa conclusione.

Innanzitutto: quanti sono coloro che hanno o avranno 41 anni di contributi ma non 67, 70 o addirittura 75 anni di età? Questo il primo quesito. Il secondo quesito è: quanti effettivamente hanno iniziato a lavorare prima dei 20 anni di età? Una cosa è certa: la maggior parte di coloro che riescono a trovare lavoro iniziano a lavorare dopo i 30 o addirittura dopo i 35 anni.

Questo stato di cose - ha aggiunto Cristina Ardito, dipendente nella Pubblica Amministrazione e lavoratrice precoce - è già in essere, purtroppo, da moltissimi anni.

Quindi, quasi tutti i lavoratori, andranno in pensione con la vecchiaia e non con l'effettiva anzianità di servizio. Pertanto, i lavoratori precoci sono numericamente irrilevanti rispetto per esempio a quanto asserisce l'attuale presidente Inps, Tito Boeri, il quale sostiene che per le casse dell'Istituto noi costituiremmo un problema. Non è vero niente. Perché ogni anno che passa diminuiranno coloro che raggiungeranno i 41 anni di servizio prima di compiere l'età anagrafica effettiva prevista per il pensionamento. Pertanto, affermare che modificare la legge Fornero in relazione ai 41 anni di contributi porterebbe al collasso le casse dell'Inps, è una balla, per non dire qualcosa di più sgradevole.

Noi chiediamo che venga approvato il famoso ddl 857 di Damiano, presidente della commissione Lavoro della Camera, che prevede l'uscita dal mondo del lavoro con Quota 41. Dopodiché vedremo così di raggiungere l'equità sociale che sinceramente col Governo Renzi abbiamo perso". "C'è assolutamente bisogno di un ricambio generazionale. Coloro che hanno 40 anni di contributi devono andare in quiescenza, devono avere l'opportunità di andare in pensione, altrimenti le future generazioni non potranno subentrare nel mondo del lavoro".

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