È proseguito nelle giornate di mercoledì e giovedì scorsi il confronto tra azienda e sindacati sugli effetti occupazionali derivanti dalla revisione del Piano Industriale UniCredit. Fonti sindacali interne all’azienda riferiscono che la linea aziendale non è mutata e rispecchia quanto già emerso negli incontri della settimana precedente. Sul fronte sindacale si deve registrare l’adesione alla richiesta avanzata dalla Banca sulla gestione separata degli esuberi, operando cioè una trattativa ad hoc per i dirigenti ed una per le Aree Professionali/Quadri Direttivi.

La scelta sindacale è giustamente condizionata alla ricerca di soluzioni di adesione al Fondo Esuberi eque che garantiscano una parità di trattamento per tutti i lavoratori coinvolti, siano essi dirigenti che impiegati o quadri.

Sulla questione questione esuberi, l’Azienda ha inoltre confermato la proposta di un accesso al Fondo per 30 mesi su base volontaria e sull'incentivo all'esodo (pari a 2,5 mensilità).

Rimane da capire cosa accadrà dopo il 3 Febbraio, data in cui verrà chiusa la procedura di adesione da parte dei lavoratori interessati all’esodo, e come sindacati ed azienda affronteranno la gestione dei numeri reali se questi dovessero essere più o meno distanti dagli obiettivi aziendali. Nel caso di maggiori adesioni si renderà necessario identificare criteri di equità per garantire le uscite dal mondo del lavoro.

Problema maggiore sarà la gestione di numeri deficitari, poiché UniCredit ha ribadito la necessità di “individuare forme diverse e specifiche d’intervento” che garantiscano comunque il raggiungimento dei risparmi dichiarati sul costo del personale pari a 738 milioni di euro.

Se da un lato le dichiarazioni rilasciate da numerosi sindacalisti a quotidiani nazionali ribadiscono un no assoluto all’ipotesi di uscite obbligatorie, dall’altra occorre ricordare che l’attivazione della Legge 223/91 (normativa in tema di mobilità e contratti di solidarietà) è già stata attivata in passato da diversi istituti di credito, non ultimo lo stesso UniCredit.

A latere negli incontri si sono trattati anche altri argomenti delicati come la cessione di UCCMB (ora DoBank), la ristrutturazione del leasing ed futuro che il Gruppo intende riservare alle lavoratrici ed ai lavoratori di UniCredit Leasing nonché la gestione della difficile situazione della (ex) NewCo ES-SSC. Su quest’ultimo punto UniCredit si è dichiarata disponibile ad estendere le garanzie occupazionali fine al 31 dicembre 2017.

Sulla questione relativa al premio di produzione (VAP 2015) UniCredit propone un riconoscimento più che altro simbolico, ribadendo che la situazione del Gruppo non sta migliorando. L’ipotesi aziendale è di corrispondere un premio una tantum di 800 € (se si farà confluire a conto welfare) oppure di 500 € (con accredito diretto sul cedolino stipendio). A questo aggiungerebbe la fornitura (in comodato gratuito) al personale del solo perimetro Italia di un Tablet, che nella logica aziendale dovrà servire per sostegno alla formazione e riqualificazione dei dipendenti, nonché per il progetto di digitalizzazione che la banca vuole promuovere in primis tra i dipendenti (garantendosi ovviamente i benefici della defiscalizzazione).

Molti quindi gli argomenti che i sindacati dovranno affrontare nei prossimi mesi, con trattative tutte impegnative. La strada da compiere è ancora lunga e tutta in salita.

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