Il pasticcio all’italiana è stato portato a compimento per l’ennesima volta. Stavolta lo ammette anche Matteo Renzi. Ci riferiamo alla questione legata alla pubblicazione del bando di concorso a cattedra, di cui ormai si è perso il conto dei rinvii da qualche mese a questa parte. Si attendeva il decreto del Ministero dell’Istruzione ad inizio febbraio, poi il sottosegretario Davide Faraone è intervenuto a riguardo, sottolineando che ci sarebbe stato un ritardo e chi si sarebbero dovuti attendere ancora una quindicina di giorni.

Al più tardi, prima del termine del mese avremo la divulgazione del testo, così è stato annunciato ai diretti interessati, ma l’intervento da parte del Premier fa temere uno slittamento ulteriore. Incriminati sembrano essere in special modo gli ormai celebri quesiti in lingua, di cui si è acceso un dibattito tra le parti. Il ministro Stefania Giannini sottolinea che ne rimarranno due a cui rispondere, mentre il CSPI vorrebbe che il numero fosse dimezzato.

Matteo Renzi ammette l’errore, ulteriore slittamento per l’uscita del bando?

Il concorso docenti di cui si attende il bando porterà all’arruolamento di oltre 63 mila insegnanti a partire dal prossimo anno scolastico. Se dovessero esserci altri ritardi nella pubblicazione, ci sarebbe il rischio che a settembre nessuno di questi possa sedersi dietro ad una cattedra. Tutta colpa del lavoro malfatto del Miur, di cui anche il Presidente del Consiglio si è lamentato in questi ultimi giorni.

A quanto pare, non ci sarebbe accordo fra Renzi e Giannini sulla quantità delle domande in inglese presenti nella prova scritta. La ministra è ferma sui propri passi, ovvero due quiz, mentre il Premier opterebbe per uno soltanto. Il motivo? Secondo lui avere due quesiti in lingua su otto totali potrebbe far correre il rischio a qualche docente qualificato di non superare l’ostacolo, nonostante non vi sia richiesta una particolare conoscenza dell’inglese in determinate discipline.

Almeno una domanda, però, è necessaria oggi giorno e con i tempi che corrono riferisce Renzi.

A questo punto rimane da capire come evolverà tale situazione, sui cui non vi è sintonia. Ciò potrebbe far posticipare ulteriormente i tempi d’attesa, ma ci si augura che il Ministero della Pubblica Istruzione sia in grado di trovare la giusta soluzione, magari proponendo una domanda obbligatoria ed una facoltativa, andando a premiare coloro che opteranno per la risposta di ambedue.

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Nell’attesa che si sciolgano i dubbi, vi invitiamo a seguirci per ricevere altri aggiornamenti sul bando di concorso per docenti, ricordandovi che il CSPI aveva invitato il Miur a revisionare anche l’allegato riguardante i piani di studio, apportando modifiche che riequilibrino il tutto.

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