Il capitolo pensioni e flessibilità in uscita viene riaperto per l’ennesima volta da alcune dichiarazioni provenienti dal governo che riaccendono fioche luci di speranza destinate quasi sempre ad apparire come un’illusione per gli elettori.A proposito dell’argomento ha parlato recentemente Tommaso Nannicini, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, che ha affermato che “Il governo rimetterà mano al dossier dell’uscita flessibilità dal lavoro nella legge di stabilità del 2017. L’intenzione di introdurre misure per permettere il ritiro anticipato dal lavoro, sebbene con penalizzazione sull’assegno della pensione, è da tempo allo studio”.E difatti questo dossier per l’introduzione dell’agognata flessibilità in uscita è in elaborazione del governo già da lungo tempo.
Le posizioni assunte da Renzi circa un anno fa avevano fatto credere ai cittadini che davvero questa sarebbe potuta essere la “volta buona”.
Rinnovando di volta in volta con nuove dichiarazioni la propria promessa, Renzi ha fatto erroneamente pensare che la flessibilità sarebbe rientrata all'interno della Legge di Stabilità 2016, cosa che come sappiamo, purtroppo, non è per niente accaduta.Infatti, poco prima della presentazione della manovra per il 2016, il capo del governo ha fatto grossi passi indietro parlando di tempi non maturi ed eccessivo onere per lo Stato nell’introdurre la flessibilità ed inoltre, come se non bastasse, con la Legge Fornero per i lavoratori nel 2016 è all’insegna dell’innalzamento dei requisiti per l’accesso alla pensione, a causa dell'adeguamento all’aspettativa di vita.
Le parole di Nannicini e la verità dei fatti
Nannicini è giunto dunque ad alimentare l’aspettativa dei lavoratori ansiosi di andare in pensione, ma la probabilità che le operazioni annunciate vadano in porto sembra oggettivamente alquanto remota. Dopo aver annunciato che la riforma della pensioni rientrerà nella Legge di Stabilità 2017, il sottosegretario ha infatti precisato che tutto ciò sarà a condizione che “la situazione dei conti pubblici lo consenta”. Anche quest’anno pare proprio che il problema della mancanza di fondi porterà allo stesso esito dell’anno scorso, un nulla di fatto riguardo alle pensioni.
Nannicini ha inoltre illustrato come una manovra per anticipare la pensione avrebbe un costo tra i 5 ed i 7 miliardi di euro annui.
Si tratta di una cifra davvero ingente considerando gli strettissimi limiti di manovra fiscale alla luce di due elementi: con l’intervento per il 2017 il governo dovrà reperire 15 miliardi per l’incremento automatico di IVA e accise in accordo con le clausole di salvaguardia rimandate ma non ancora disabilitate dal governo; nel caso in cui L’UE non ci accordasse tutta la flessibilità contabile necessaria potrebbe occorrere trovare altri miliardi per controllare il deficit strutturale.
Pur prevedendo eventuali penalizzazioni all’assegno per il lavoratore che vuole lasciare il mondo del lavoro anticipatamente, rimarrebbe necessario far fronte ad una spesa che ad ora è per il governo insostenibile.
Considerando infine il progressivo decremento dei margini di crescita mondiale, lavorare alla prossima legge di stabilità diverrà sempre più complicato.Pare proprio dunque, che la pensione anticipata a cominciare dal 2017 sia proprio una chimera.