Andare in pensione anticipata con i soli requisiti di contributi significa che, per questa tipologia di uscita anticipata da lavoro, è necessario raggiungere una certa anzianità di versamenti, senza che entri in gioco l’altro parametro delle Pensioni, ovvero l’età anagrafica. Per tutto il 2016 ed il 2017, secondo quanto stabilito dalla legge di Stabilità approvata lo scorso dicembre dal Governo Renzi, il contribuente che decida di andare in pensione anticipata prima del compimento dei 62 anni non subirà la decurtazione dell’assegno pensionistico.

La penalizzazione, dunque, rientrerà in vigore a partire dal 2018, a meno che non venga approvata una modifica alla normativa che ne proroghi la neutralizzazione. Nello schema a seguire abbiamo indicato, anno per anno, dal 2016 al 2050, quali sono gli anni di contributi minimi necessari per andare in pensione anticipata, distinguendo i dipendenti pubblici e privati ed i lavoratori autonomi (che hanno tutti lo stesso numero di anni di contributi da versare) dalle lavoratrici dipendenti, sia del pubblico che del privato e le autonome, anch’esse accomunate dallo stesso ammontare di anni di versamenti.

Per farsi un'idea, basterà verificare dal sito dell'Inps i propri contributi versati e calcolare quanti ne mancano per la pensione.

Pensioni anticipate dal 2016 al 2030: requisito dei versamenti contributivi

Per il triennio in corso, dal 2016 al 2018, il numero di anni di contributi necessari agli uomini per andare in pensione anticipata è pari a 42 più ulteriori dieci mesi; per le donne, invece, saranno necessari 41 anni e dieci mesi.

Dallo scalino successivo, invece, l’aggiornamento verrà fatto non più sul triennio, ma sul biennio: pertanto, nel 2019 e 2020, gli uomini potranno andare in pensione con 43 anni e due mesi (occorreranno 4 mesi in più), mentre le donne con 42 anni e due mesi. Nel 2021 e 2022, invece, occorreranno tre mesi in più e non quattro: pertanto gli uomini andranno in pensione con 43 anni e cinque mesi di contributi, le donne con un anno in meno.

Tre mesi in più anche per il biennio 2023 e 2024: uomini in pensione con 43 anni e otto mesi di contributi, donne con 42 anni e otto mesi. Nel biennio 2025/2026 i contributi necessari agli uomini dovranno essere pari a 43 anni e undici mesi, alle donne 42 anni e undici mesi. Si superano i 44 anni nel biennio 2027/2028: uomini in pensione con 44 anni e due mesi, donne con un anno in meno. Nel 2029 e 2030 l’incremento dei mesi scende da tre a due: agli uomini occorreranno 44 anni e quattro mesi, alle donne 43 anni e quattro mesi.

Uscita anticipata da lavoro: con quanti anni di contributi dal 2030 al 2050?

L’incremento di due mesi si manterrà costante per ogni biennio fino al 2050: nel 2031 e nel 2032 uomini e donne in pensione anticipata, rispettivamente, con 44 anni e sei mesi e 43 anni e sei mesi, nel 2033 e 2034 con 44 e otto mesi (donne con un anno in meno), nel 2035 e 2036 con 44 e dieci mesi (donne conun anno in meno), nel 2037 e 2038 con 45 e 44 anni, nel 2039 e 2040 con 45 e due mesi (donne un anno prima), nel 2041 e 2042 con 45 e quattro mesi (donne con un anno in meno), nel 2043 e 2044 con 45 e sei mesi (donne un anno prima), nel 2045 e 2046 con 45 e otto mesi (donne con un anno in meno), nel 2047 e 2048 con 45 e dieci mesi (donne un anno prima), nel 2049 e 2050, invece, occorreranno 46 anni per gli uomini e 45 per le donne.

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