Accantonate agevolmente alcune scomode divisioni interne, i lavoratori precoci si compattano e spediti si organizzano in massa per la manifestazione del 18 febbraio a Montecitorio. Come è avvenuto a Bologna lo scorso 6 febbraio i lavoratori precoci non saranno soli a manifestare, infatti accanto a loro ci sarà anche il gruppo “Opzione donna”. Il bersaglio della “battaglia” dei gruppi che manifesteranno è noto: la legge Fornero.

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Gli amministratori del gruppo Facebook “Pensioni, lavoratori ed esodati” prevedono una partecipazione massiccia, con la partenza di diversi pullman dal Nord e dal Centro Italia. Quello che chiedono fortemente i lavoratori precoci e gli altri gruppi che parteciperanno alla manifestazione di Montecitorio è il rispetto dei propri diritti, esortando così il Governo, finora sfuggente sulla questione, ad applicare i dovuti correttivi alla legge Fornero.

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Le ultime proposte: vacillanti ed inascoltate

I destini dei lavoratori precoci e delle lavoratrici appartenenti al gruppo “Opzione donna” sembrano accomunarsi anche alla luce delle ultime proposte avanzate da Emiliana Alessandrucci, Presidente di Colap (Coordinamento libere associazioni professionali). Ospite alla trasmissione “Di martedì” la Alessandrucci ha infatti avanzato la proposta, che difficilmente può essere condivisa dagli interessati, di applicare quanto previsto nella misura “Opzione donna” anche ai lavoratori precoci.

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Pensioni

Questo significa, sostanzialmente, consentire ai lavoratori precoci di andare in pensione con 41 anni di contributi, ma ad una condizione: accettare un ricalcolo con il contributivo del loro assegno, esattamente come è contenuto all’interno della misura “Opzione donna”.

Tra le proposte recentemente avanzate, vi è quella del Presidente della Commissione Lavoro alla Camera Cesare Damiano. È solo l’ultimo dei numerosi appelli fatti da Damiano, il quale inoltre si è anche schierato apertamente contro i dettami imposti dall’UE in tema di riforme pensionistiche incitando il Presidente del Consiglio Renzi ad accelerare la riforma.

L’ultimo appello in ordine di tempo fatto da Cesare Damiano, giunge dall’audizione ABI (Associazione Bancaria Lavoro), laddove l’ex ministro del lavoro ha ribadito il concetto di “flessibilità da introdurre nel sistema previdenziale” con il fondamentale obiettivo di produrre turn over facendo sì che vi sia l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro.

Il Governo discute

Mentre avanzano le giuste rivendicazioni dei lavoratori, mentre montano la rabbia e la frustrazione e mentre vengono fatti appelli anche da parte degli addetti ai lavori, il Governo discute in Commissione Lavoro alla Camera.

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Tra ieri, 10 febbraio, ed oggi 11 febbraio infatti il Governo ha posto e sta ponendo l’attenzione sulla questione delle pensioni di reversibilità e sulla tanto auspicata flessibilità. Proprio oggi, infatti, il Governo discuterà la proposta di Cesare Damiano, una delle tante: Quota 97 e penalizzazione massima dell’8%. In tema di riforme pensionistiche il Governo, insomma, sembra non avere più alibi.

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Infatti se da un lato si assiste al crescente avanzare delle rivendicazioni dei propri diritti da parte dei lavoratori, dall’altro lato vi sono i giudizi, che sembrano essere ormai fondamentalmente ininfluenti, espressi dalla Commissione UE, la quale pur essendo intervenuta in merito alla riforma delle pensioni non impone di fatto vincoli stringenti. Nessuna scusante, quindi: il Governo ha il dovere di ascoltare la giusta protesta dei lavoratori che il 18 febbraio scenderanno compatti in piazza a Montecitorio, sorretti dai propri diritti.

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