Da oggi, 1 marzo, la ricetta rossa va in pensione, sostituita dall’innovazione. Al suo posto tablet e computer, grazie ad una legge che recependo un decreto di tre anni fa liquida i vecchi blocchetti rossi dando il via alla rivoluzione digitale anche negli studi medici. Il nuovo sistema, completamente informatizzato, nonostante qualche iniziale intoppo è ora pronto al varo e consentirà di prescrivere farmaci, accertamenti e visite attraverso un unico portale informatico. Stesso dicasi per i farmacisti che potranno così consultare direttamente la ricetta e restituire i farmaci prescritti. Niente più carta allora?

Sì, ma non subito: per un primo momento la ricetta sarà sostituita da un foglio riepilogativo da dare al farmacista in caso di mancanza di connessione internet o malfunzionamenti, prima di sparire completamente una volta che questo avrà raggiunto pieno regime.

Vantaggi ma anche aggravio di lavoro

La notizia non mancherà di incassare l’occhiolino dei più ambientalisti e le aspre critiche degli anziani, deprivati di quel pezzo di carta che per alcuni avrebbe lo stesso valore del libretto della pensione. Tuttavia, tra i meno entusiasti del nuovo sistema ci sono proprio loro, gli addetti ai lavori. Lo rende noto Giacomo Milillo, segretario nazionale Fimmg che spiega come dietro l’abolizione delle ricette si celi una contropartita non da poco: “qualcuno ha confuso gli studi medici con quelli dei Caf, vista la mole di dati anagrafici, codici di esenzione dai ticket, adesso anche quelli di erogabilità e appropriatezza”.

Inoltre, aggiunge, il medico non potrà appoggiarsi all’assistente di studio con derivanti complicazioni nel coinvolgimento dei sostituiti che continueranno almeno in una prima fase ad adoperare la vecchia ricetta. “Il rischio – avverte Milillo – è che tutti gli oneri ricadranno sul titolare, con aggravio di lavoro e tempo tolto alle visite”.

Ricetta elettronica, come funziona

I vantaggi del nuovo sistema sono assicurati: risparmio su stampa e distribuzione, controllo della falsificazione e inibizione del furto dei ricettari e inoltre non sarà più necessaria la vidimazione e la spedizione alle ASL. In questo primo periodo (e fino al 2018) rimarranno tuttavia esclusi oppiacei, ossigeno, erogazione diretta in continuità assistenziale e farmaci con piano Aifa.

Inoltre la ricetta elettronica potrà essere impiegata in tutte le farmacie d’Italia con la possibilità quindi di ritirare farmaci anche fuori regione e per i rimborsi compensativi saranno le regioni stesse a passarsi le informazioni. Non manca certo l’utilità per pazienti e cittadini, ma per i medici di famiglia il numero delle incombenze è senz’altro superiore. Se da una parte infatti non ci sarà più bisogno di andare a ritirare il libretto delle ricette, dall’altra al medico toccherà vedersela col numero identificativo, procedura che obbligherà ad accedere al sito con credenziali e password o con firma elettronica, lavoro che non potrà essere svolto da altri collaboratori. La Fimmg ha perciò lanciato un appello: “una semplificazione delle procedure è ancora possibile”.

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