Probabilmente le promesse finora fatte dal governo sulla riforma Pensioni, e in particolare le rassicurazioni che nuove forme di flessibilità in uscita per la pensione anticipata vengano introdotte entro il 2016, sono fondate sul nulla. Ovvero non sono legate a un piano specifico già elaborato dall'esecutivo e ancora da mettere a punto ma si tratta di buoni propositi che però, a quanto pare, sembra difficile che vengano attuati se non ci sarà il via libera dall'Europa.

Pensioni, dalla flessibilità all'aumento delle minime dietrofront di Renzi

Così sembra di capire dalle ultime dichiarazioni del premier Matteo Renzi. Il presidente del Consiglio e segretario del Partito democratico ha affrontato la spinosa questione della riforma pensioni ieri pomeriggio durante l'intervista concessa a Barbara D'Urso a Domenica Live su Canale 5. "Ora - ha detto ieri il premier - non siamo in condizioni di farlo, ma - ha ribadito senza fornire ulteriori elementi - stiamo lavorando a un sistema di flessibilità".

Quello della flessibilità è certamente il capitolo più scottante della riforma pensioni al quale Renzi ha aggiunto nei giorni scorsi quello dell'aumento delle pensioni minime rassicurando inoltre che non ci saranno tagli alle pensioni di reversibilità.

Sull'attesa riforma previdenziale serve il via libera dall'Unione europea

"La disciplina delle pensioni - ha spiegato ieri il primo ministro intervistato da Barbara D'Urso - è guardata con grandissima attenzione dall'Unione europea".

Il problema, come sempre, è quello delle coperture finanziarie che ancora non si riescono a trovare. Tutto dipenderà anche dalla flessibilità sui conti che l'Italia otterrà dall'Ue. Ancora evidentemente non ci sono certezze. "Quando saremo in condizione di prendere impegni - ha detto Matteo Renzi - li prenderemo". Lo stesso discorso sull'uscita anticipata dal lavoro vale anche per l'aumento delle pensioni minime.

"Se non sono certo - ha sottolineato il presidente del Consiglio a Domenica Live - non prendo impegni sull'aumento delle pensioni. In passato - ha aggiunto riferendosi anche al problema degli esodati provocato dalla legge Fornero - sono stati fatti anche un po' di pasticci".

Pensione anticipata, i sindacati sono pronti alla mobilitazione unitaria

A questo punto, stando alle dichiarazioni degli ultimi giorni dei leader sindacali di Cgil, Cisl e Uil - rispettivamente Susanna Camusso, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo - sembra inevitabile che i tre sindacati più rappresentativi procederanno con l'annunciata mobilitazione unitaria.

Anche se va ricordato che il premier, in questi anni, non ha avuto più di tanto timore delle organizzazioni sindacali prova ne sia il fatto che nonostante le proteste, le lettere e le sollecitazioni non ha ancora voluto aprire nemmeno il tavolo di confronto sulla riforma pensioni.

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