Quasi un mese fa dalle colonne di Blasting News avevamo sollevato dubbi ed obiezioni in merito alla decisione assunta dai manager di UBIS, società informatica del gruppo UniCredit, di delocalizzare alcune attività in Romania. Ora le stesse preoccupazioni sono state fatte proprie dalla segreteria nazionale dell’Ugl Credito. “Sollecitiamo le istituzioni e in particolare la magistratura e il ministero della Giustizia ad intervenire affinché venga bloccata per motivi di legalità e opportunità l’operazione di delocalizzazione in Romania dell’attività Legal Services Documentation di Unicredit”, è quanto si legge in una nota distribuita dall’organizzazione sindacale nei giorni scorsi.

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Unicredit licenzia in Italia, assume in Romania

È singolare che UniCredit dichiari esuberi in Italia e nel contempo sposti attività all’estero praticando il dumping sociale e favorendo l’occupazione dei giovani là dove la mano d’opera costa meno. Ma oltre ad una questione sociale e sindacale, c’è anche una questione legale e reputazionale da non sottovalutare. Già perché l’attività da cedere all’esterno è quella svolta dall’ufficio “Legal Services Documentation”, ovvero l’ufficio deputato a supportare le richieste delle Procure della Repubblica a seguito di indagini giudiziarie coperte da segreto istruttorio ed investigativo.

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È legittimo quindi il trasferimento di tali informazioni al di fuori dei confini nazionali? È quanto si chiede la Segreteria Nazionale dell’UGL Credito.

Il segreto istruttorio non va confuso con la privacy

La richiesta di chiarimenti avanzata dal sindacato non è stata risolutiva, anzi, la risposta fornita da UniCredit ha dato prova della scarsa considerazione che l’Azienda ha delle perplessità manifestate dai lavoratori e dai sindacati, ed è forte il dubbio che UniCredit non abbia messo a fuoco il reale rischio derivante da tale operazione.

Nella nota UGL si legge infatti che ad una richiesta di chiarimenti “Unicredit ha risposto con una nota, non pertinente che deliberatamente confonde il segreto istruttorio art. 329 c.p.p. con la privacy dimenticando che il segreto istruttorio tutela le indagini della Autorità Giudiziaria, serve per le esigenze di giustizia e non vuol dire tutela della privacy degli imputati.”

Una questione tutt’altro che marginale e che potrebbe creare, se non opportunamente gestita, nuovi danni economici, penali e d’immagine.

Un rischio, quello reputazionale, che il Management di UniCredit non si può certo permettere con un’immagine già offuscata dai conflitti interni al CdA (il recente caso Palenzona e gli sms finiti sui quotidiani nazionali ne sono un esempio), dalla grana Banca Popolare di Vicenza e dai pessimi risultati di un Gruppo che vedere crescere il gap con il principale competitor italiano (Banca Intesa). La partita che si sta giocando tra Unicredit, Sindacati e Ministero della Giustizia è ancora dall’esito incerto.

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Confidiamo che alla fine prevalga il buon senso e che UniCredit sospenda il progetto così da garantire la valorizzazione della professionalità acquisite nel tempo dai lavoratori italiani di Ubis.

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