Il mondo della scuola viene, come ogni anno, agitato dalla questione delle prove Invalsi e la storia di oggi riguarda alcune insegnanti sarde che sono andate incontro ad una pesante sospensione e punizione proprio perché non avrebbero preparato adeguatamente gli allievi alle prove di valutazione. Le docenti si erano difese dicendo che di appellarsi all’articolo 33 della Costituzione Italiana che sancisce la libertà d’insegnamento: dello stesso avviso non sembra essere stato il preside di un istituto agrario del nuorese che ha comminato una pesante sospensione di sei giorni.

Le tre docenti fanno parte del sindacato Cobas, il più battagliero oppositore delle prove Invalsi, contro le quali (ma non solo) si è indetto lo sciopero del 12 maggio: la prima dichiarazione che è venuta fuori riguarda un ricorso al Giudice del Lavoro.

Perché le docenti hanno detto ‘NO’ alle prove Invalsi 2016?

I Cobas sono pronti a portare battaglia sulla questione delle prove Invalsi 2016 anche in sede giudiziaria: si sottolinea come non vi sia alcun obbligo per i docenti a far esercitare i proprio allievi sulla metodologia dei ‘quiz’ propria dell’Invalsi e, se non vi è obbligatorietà, non vi può essere neanche sanzione disciplinare. Inoltre, sottolinea il sindacato, lo stesso direttore dell’istituto di valutazione Invalsi ha più volte sostenuto come possa essere inutile e dannoso far preparare gli allievi sulla metodologia del ‘quiz’ e sospendere le attività didattiche per esercitazioni di questo tipo è stato semplicemente considerato inutile dalle insegnanti.

Perché i Cobas dicono ‘NO’ alle prove Invalsi 2016?

I Cobas, in vista dell’Invalsi 2016, hanno prodotto un opuscolo in cui si spiega quali sono le caratteristiche delle contestate prove e perché il sindacato proclama il suo ‘NO’ deciso:

  • i quiz non sono prove di valutazione equa perché premiano la rapidità e la produttività e non la profondità, l’originalità, la creatività
  • i quiz non sono anonimi perché ogni ‘compito’ viene accompagnato da un codice e soprattutto vengono richiesti elementi della vita privata ed economica: se si ha una stanza tutta per sé, se si vive o meno con i genitori, se si sentono esclusi dai contesti di socialità, etc. – i Cobas definiscono questo procedimento una vera e propria ‘schedatura’
  • si sottolinea come i genitori possano rifiutarsi di compilare il questionario e come i docenti possano rifiutarsi di sottoporlo ai genitori
  • si citano, infine, dei dati che riguardano il risultato disastroso che la somministrazione di prove a quiz avrebbe avuto in altri paesi, come gli Usa, dove un gruppo di docenti avrebbe chiesto la loro eliminazione perché avrebbero causato il crollo della qualità dei discenti

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