Dopo 17 ore di trattative, è arrivato l’accordo. Almaviva Contact, call center del gruppo Almaviva non licenzierà, come inizialmente previsto, 3.000 lavoratori. Si parlava di 900 persone in meno a Roma, 400 a Napoli e ben 1.700 a Palermo. Ora, dopo la lunga (iniziata lunedì mattina e conclusasi in tarda nottata) discussione con i sindacati, si è raggiunta un'intesa che prevede 18 mesi di ammortizzatori sociali, di cui 12 straordinari in CIGS e 6 con contratti di solidarietà. L’intesa è arrivata in extremis, poiché il giorno successivosarebbero scaduti gli ammortizzatori sociali di cui godeva Almaviva e, di conseguenza, il 5 giugno (7 giorni dopo) sarebbero partiti ufficialmente i licenziamenti.
Esultano Bellanova e Poletti
Il viceministro dello sviluppo economico Teresa Bellanova ha esultato su Twitter: “Lo avevamo detto che non avremmo lasciato da sole tremila persone, accordo siglato e salvi i posti di lavoro!”.
Vito Vitale (Fistel Cisl) ha ringraziato la Bellanova, il Governo e tutto lo staff del MISE: "per il supporto fornito senza mai perdere la speranza di evitare i licenziamenti’.
Anche il Ministro del Lavoro Giuliano Poletti ha affidato a Twitter la sua reazione gioiosa: “Dopo l’esito positivo dell’accordo, bisogna continuare a lavorare per garantire un futuro migliore ai call center”. Si è deciso che ogni mese ci sarà un tavolo, presso il MISE, tra azienda e ministro del lavoro, per verificare l’andamento produttivo dell’azienda.
Ad aprile si era arrivati ad una soluzione meno pratica, che prevedeva solo 6 mesi di solidarietà, seguiti dal licenziamento per il personale in esubero (2.400 su 10.000).
Proposta bocciata, però, dal referendum dei dipendenti. I tagli erano stati annunciati da tempo. Il settore è alle prese con nodi strutturali che hanno reso più complicato questo tipo di lavoro. Inoltre, l’azienda ha più volte considerato l’idea di spostare i propri centralini in altri Paesi mediterranei, come Albania e Tunisia:qui la conoscenza della lingua italiana tra i giovani non manca, il personale può essere pagato molto meno rispetto a quello italiano e le tasse sono minori rispetto al nostro Paese. Ciononostante, in mattinata è arrivata la notizia che ha rassicurato 3.000 lavoratori italiani. Per almeno altri 18 mesi, il loro impiego è al sicuro.