In un approfondimento pubblicato sul sito di informazione La Tecnica della Scuola si sottolinea un particolare molto importante: il mondo della scuola potrebbe divenire l'ago della bilancia per la tenuta e il futuro del governo Renzi. I ballottaggi delle elezioni amministrative hanno dimostrato come gli elettori preferiscano il candidato del M5S a quello del PD e come i democratici abbiano perso contatto con il proprio elettorato 'storico'. In vista del referendum di ottobre, secondo la maggior parte degli osservatori, dovrà dare una svolta al proprio esecutivo e la scuola risulta essere decisiva.

Il deputato dem Roberto Speranza ha detto chiaramente che la riforma della scuola, che ha portato in piazza 600mila docenti nel maggio scorso, ha rappresentato il divorzio tra il PD e il mondo dell'istruzione, sancendo probabilmente la sconfitta ai ballottaggi, oltreché un calo di consensi pauroso.

Gli errori di Renzi sulla scuola

Secondo Alessandro Giuliani de La Tecnica della Scuola, l'errore di Matteo Renzi è stato quello di voler proseguire sulla sua strada senza guardarsi intorno: i segnali dal mondo della scuola arrivavano, ma sono rimasti inascoltati.

I punti più controversi e sul quale si poteva discutere senza necessariamente imporre tutto dall'alto sono i seguenti: innanzitutto, la chiamata diretta, vero e proprio unicum italiano, che trasforma il preside in un manager d'impresa che può decidere del futuro dei 'suoi' docenti; in secondo luogo, la mobilità sugli ambiti territoriali e la perdita della titolarità di sede; in terzo luogo, il comitato di valutazione, con a capo sempre il preside, che deciderà chi dovrà essere premiato e chi punito; infine, il concorso scuola 2016 che, secondo molti, è stato una truffa.

La possibile strategia futura di Renzi sulla scuola

Come sottolinea Alessandro Giuliani, per il PD la campanella sarebbe suonata e ora sarebbe il momento di intervenire sulla scuola in maniera tale da ricucire il rapporto con gli elettori e soprattutto aprire un dialogo vero con chi, nella scuola, ci lavora davvero. Delle importanti 'correzioni' alla linea tenuta fino a questo momento, secondo Giuliani, potrebbero arrivare con i decreti attuativi della legge n.

107 del 2015 (la riforma). Si tratterebbe, insomma, di lavorare sui nodi più controversi e, in maniera particolare, su due questioni: la prima riguarda lo strapotere dei presidi – si potrebbe andare verso una limitazione delle prerogative del dirigente soprattutto per quanto riguarda la 'chiamata diretta' e la 'ricattabilità' del docente; la seconda riguarda la fase transitoria per i docenti con abilitazione che non supereranno il concorso scuola 2016 – si potrebbe andare verso una soluzione di compromesso che dia la possibilità dell'assunzione a una classe docente che ha porta avanti la scuola per quasi un decennio.

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