Lo scorso aprile la deputata Camilla Sgambato ha presentato il disegno di legge che prevede per gli avvocati ildiritto all'equo compenso, in virtù del quale ogni patto volto a stabilire un compenso notevolmente ridotto per il professionista sarà senza dubbio colpito da nullità. La deputata in una recente intervista riportata sul sito "Studio Cataldi", ha spiegato più nei dettagli le finalità della proposta oggetto di disamina. La proposta trae origine innanzitutto dall'abolizione dei minimi tariffari, i quali sono considerati una ferita al libero e dignitoso esercizio dell'attività professionale.
L'avvocato è obbligato alla stipula di convenzioni con controparti come i clienti, che possiedono idonee capacità di far prevalere le condizioni provenienti dal loro punto di vista, persuadendo quasi il professionista, costretto a cedere all'accordo contente un "prezzo" pattuito non rispettoso della dignità di un lavoro ormai non più nobile. A tal proposito, il secondo comma dell''articolo 2233 del codice civile recita che l'importo del compenso deve essere proporzionato alla rilevanza e al decoro dell'opera professionale prestata dal difensore.
Qual è l'esigenza rilevante della proposta?
Lo scopo ultimo consiste nel garantire una estesa tutela affinché il compenso non ricada nelle logiche del massimo ribasso, nonché di porre fine al depauperamento delle entrate annuali degli avvocati, fenomeno che si è verificato in modo alquanto progressivo negli ultimi tempi.
L'esercizio dell'attività forense deve ritornare ad adempiere alla sua funzione di impronta sociale di garante dell'eguaglianza dei protagonisti nelle più svariate fattispecie astratte; per questo motivo, risulta necessario un valido quadro normativo che tuteli in primis il decoro del professionista.
Tale assunto potrà trovare concreto riscontro nella prassi solo tramite una vera e inderogabile applicazione di un equo e decoroso compenso così come sancito dal citato articolo 2233 del codice civile. Si segnala, inoltre, che si sente ancor di più l'esigenza di una previsione di una puntuale e organica disciplina, a fronte del numero crescente degli avvocati presenti in Italia (230.000). Potrebbe pertanto essere un passo in avanti per attenuare lo squilibrio di mercato e ostacolare il verificarsi dell'abuso del diritto o di dipendenza economica in capoalla parte debole, ossia l'avvocato.