La consueta relazione annuale dell’Inps e del suo Presidente Tito Boeri, come ogni anno, segna un punto fondamentale per la previdenza sociale. Vengono resi pubblici i dati sullo stato di salute del nostro sistema pensionistico, le problematiche esistenti ed il punto di vista dell’Istituto su temi di interesse generale in riferimento alle Pensioni. La cosa quest’anno assume una rilevanza maggiore, visto il momento in cui viene prodotta la relazione perché in pieno corso l’attività parlamentare di riforma della previdenza, con ripetuti incontri tra Governo e Sindacati sulla flessibilità.

Ecco cosa ha detto Boeri, che ha spaziato a tutto campo su temi importanti per molti italiani.

La flessibilità deve essere libertà, non una spinta all’esodo

Anche il Presidente dell’INPS ha iniziato l’illustrazione della relazione annuale, partendo dall’APE. Non poteva essere diversamente, visto che questa sembra essere la misura principale su cui sta lavorando il Governo sul tema della flessibilità in uscita. Per Boeri l’importante è essere chiari con i lavoratori, perché 20 anni di rate, cioè di trattenute sulle pensioni per restituire il prestito erogato per i 3 anni di anticipo, sono un taglio di assegno permanente.

Il fatto che Governo e parti sociali si siano incontrati e continuino a farlo è importante perché dimostra l’interesse di tutti a cercare soluzioni alle problematiche che la Legge Fornero ha prodotto per il sistema previdenziale. L’APE così com’è sembra sicuramente penalizzante per gli importi delle pensioni che i lavoratori andranno a percepire una volta terminati i 3 anni di anticipo. Secondo il Presidente però questo è nell’ordine delle cose, perché la flessibilità deve essere interpretata come una possibilità per i lavoratori, una libera scelta che il pensionato deve poter fare, avendo chiaro quello a cui andrà incontro.

Non si può concedere una forma di pensione anticipata che spinga i lavoratori a fuggire dal mondo del lavoro, perché si perderebbe il principio dell’opzione. La flessibilità deve essere fatta senza aumentare il debito pensionistico e senza creare danni per le future generazioni di pensionati che rischierebbero di andare ad aumentare il numero dei poveri in Italia.

Stop agli interventi riparatori

Boeri, così come fece nella sua proposta di riforma del sistema previdenziale, auspica un intervento totale sul sistema previdenziale, perché non vanno ripetuti errori fatti nelle passate finanziarie.

Per esempio, le salvaguardie esodati sono servite solo a tamponare una falla della riforma Fornero, senza per giunta risolvere a pieno il fenomeno degli esodati che la stessa Fornero ha creato. Per di più, dati alla mano, i costi sostenuti per gli esodati nelle sette salvaguardie fin qui lanciate,hanno eroso quasi il 20% dei risparmi ottenuti dal sistema pensionistico con gli inasprimenti della Fornero. Intervenire con misure a campione, cioè che coprano buchi solo per pochi, senza ragionare sull’intero sistema, significa tornare a sbagliare. Per esempio, i dati del primo mese di applicazione del part time pensione parlano di 100 istanze presentate.

Per il Presidente, ci sono tutte le carte in regola che questo istituto sia l’ennesima misura flop creata nel nome di una presunta flessibilità. I costi dell’operazione supereranno i benefici dell’operazione stessa. Restano allarmanti i dati delle pensioni vicine alla soglia della povertà, con 6 milioni di pensionato che percepiscono assegni sotto i 1.000 euro. Restano però i dati di un’INPS che ha ridotto i suoi costi di gestione e che ad oggi non desta alcuna preoccupazione circa il paventato rischio di default e di impossibilità a pagare le pensioni future. Così come sono positivi i segnali provenienti dall’occupazione, con il Jobs Act che ha prodotto la stabilizzazione di molti precari e l’aumento di occupazione grazie a vari interventi incentivatori.

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