Ancora una volta il premier e leader del Pd ci mette la faccia sulla riforma Pensioni nonostante le difficoltà che il governo sta affrontando per equilibrare l'intervento sull'Anticipo Pensionistico e le altre misure sulla previdenza con la necessità di tutelare la finanza pubblica nel rispetto dei vincoli di bilancio imposti dall'Unione europea. "Stiamo facendo di tutto - ha dichiarato oggi Matteo Renzi parlando dell'Ape - per mettere delle risorse nella legge di stabilità".

Pensioni, nuovo intervento del premier a Modena

L'obiettivo del governo è quello di permettere ai lavoratori "andare in pensione - ha ribadito oggi il premier, un anno, due anni, forse - ha spiegato - tre anni prima". Ancora in "forse" dunque l'ipotesi di consentire l'uscita dal lavoro tre anni prima rispetto ai requisiti richiesti attualmente dalla legge Fornero nonostante le penalizzazioni che inevitabilmente comporteranno le rate del prestito previdenziale ventennale erogato dalle banche e gestito dall'Istituto nazionale per la previdenza sociale attualmente guidato dal presidente Tito Boeri.

"Quelli nati nel 1949/50 - ha affermato oggi il premier e leader del Pd dalla festa dell'Unità di Modena - sono andati in pensione abbastanza giovani. Ma quelli nati nel 1953/54 - ha sottolineato - sono stati penalizzati". E a proposito del privilegio dei vitalizi per i politici che pure ha infiammato in questi mesi in generale il dibattito sulla riforma pensioni, Renzi ha detto che "noi siamo la prima generazione di politici - ha spiegato - che non avrà il vitalizio.

E stiamo benissimo", ha sottolineato il premier.

Anticipo Pensionistico per tutti fino a tre anni prima

"Capisco - ha poi aggiunto - la rabbia di quelli che dicono 'io devo fare uno sforzo per andare in pensione e ci sono quelli - ha spiegato Renzi - che hanno due o tre vitalizi'". Una situazione vergognosa, secondo il presidente del Consiglio. "E' - ha concluso Renzi - una vergogna totale". Queste le nuove dichiarazioni del premier sulla riforma pensioni, segno che l'esecutivo - che il 21 settembre incontrerà di nuovo i sindacati sperando di chiudere la partita qualche giorno dopo come ha sottolineato oggi il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Stefano Nannicini - non intende fare nessuna marcia indietro sulla riforma pensioni anche se dovrà fare i conti con il bilancio e inevitabili saranno le penalizzazioni sulle uscite anticipate dal lavoro.

Il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, pensa sia difficile, se non impossibile trovare l'intesa tra governo e sindacati nel corso del vertice del 21 settembre. Il sottosegretario Nannicini la pensa allo stesso modo ma conferma gli impegni del governo. "Siamo un po' lunghi - ha detto oggi all'Agi il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio - ma spero comunque di poter chiudere - ha spiegato - qualche giorno dopo il 21".

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