Poco confortanti i dati che arrivano dall'Inps sui nuovi assegni previdenziali mentre si attende la riapertura del tavolo di confronto sulla riforma Pensioni tra l'esecutivo e le parti sociali che dovranno discutere della fase 2 degli interventi sul sistema pensionistico e dei decreti attuativi delle misure varate con la legge di Bilancio 2017, dall'Anticipo pensionistico all'Opzione donna estesa fino ai benefici per i lavoratori precoci.

Pensioni, nuovi dati dell'Inps in vista del confronto governo-sindacati

Nel 2016 si è registrato intanto un nuovo crollo del numero dei nuovi pensionati.

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Si fanno ancora sentire gli effetti della legge Fornero. Dai 570.002 lavoratori andati in pensione nel 2015 si scende nel 2016 a quota 443.477. Il calo complessivo è dunque del 22,2%. Anche l'entità dei trattamenti previdenziali appare complessivamente poco edificante. Le pensioni restano infatti inchiodate mediamente a 987 euro mensili, cifra che porta ulteriori benefici al sistema pensionistico e alla sua sostenibilità ma che non appare per niente entusiasmante sul piano sociale. Questi sono i dati diffusi dall'Istituto nazionale per la previdenza sociale attualmente guidato dal presidente Tito Boeri ed elaborati dall'agenzia di stampa Adnkronos.

Dati che ancora una volta dimostrano chela riforma pensioni targata Fornero continua a produrre i suoi frutti sul piano economico ma crea ancora problemi sul piano sociale.

Si scende nel 2016 a quota 443.477 pensionati, meno 22% sul 2015

Secondo la stessa autrice della legge, l'ex ministro del Lavoro Elsa Fornero, così come secondo il presidente della commissione Bilancio di Montecitorio, Francesco Boccia (Pd), la riforma previdenziale del 2011 si può adesso aggiustare. Nel report dell'Inps rielaborato dall'Adnkronos viene ricordato che il 2015 è stato "un anno di staticità di tutti i requisiti".

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Nel 2016, invece, ''sia i requisiti di età per la vecchiaia sia quelli di anzianità per la pensione anticipata - viene sottolineato - sono aumentati di quattro mesi''. Da non dimenticare per leggere meglio i dati, inoltre, che per le donne, a cominciare dal 1° gennaio del 2016, è scattato l'ulteriore incremento del requisito di età per l'accesso alla pensione di vecchiaia, rispettivamente pari a diciotto mesi per le lavoratrici dipendenti e dodici mesi per le lavoratrici autonome.