Via libera all'applicazione dei nuovi provvedimenti introdotti dalla riforma Pensioni. Risalgono a poco fa le dichiarazioni degli addetti ai lavori – in tal caso, Marialuisa Gnecchi e Cesare Damiano – sulle dinamiche da seguire nell'ultima e più complessa fase di entrata a regime di APe e delle altre misure previdenziali approvate negli scorsi mesi.

In particolare, la Gnecchi asserisce di aver seguito "passo dopo passo" il provvedimento nel corso del suo esame alla Camera, in maniera tale da garantire la piena osservanza degli indirizzi forniti dai sindacati.

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Tale attenzione ha giovato alla riforma, che ha potuto essere riveduta e corretta in più punti. I miglioramenti in questione, sostiene ancora la Gnecchi, sono andati a sopperire alle "immancabili manchevolezze" contenute nel testo, quali ad esempio la disparità di trattamento dei lavoratori esclusi dall'ottava salvaguardia. Il tetto degli interessati, difatti, è stato esteso a oltre 160.000 lavoratori, senza contare gli emendamenti approvati in riferimento a Opzione donna, che tra i suoi requisiti vede un'età anagrafica pari o superiore a 57 anni.

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Nel milleproroghe non mancano nemmeno accenni al tema lavoro: basti pensare alla proroga dei contratti di collaborazione coordinata e continuativa (co.co.co.) della PA.

Riforma Pensioni, tutti i correttivi

Ancora da considerare la possibilità di valutazione di ulteriori miglioramenti da apportare al sistema pensioni, specie per quanto riguarda l'APe Social e il suo perimetro di accesso. Necessario, per Damiano, sarebbe riscrivere la lista di requisiti per la classificazione dei lavoratori "esercitanti lavori gravosi" o "usuranti", abbassando magari la soglia minima di contributi richiesti da 36 a 35 anni.

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Pensioni

L'ex Ministro del Lavoro ha così argomentato: "Molto raramente avviene che un operaio edile a 63/65 anni maturi 36 anni di contributi, perché, mediamente, lavora alcuni mesi l’anno, e anche per via del suo contratto di lavoro, che molte volte inizia con l’avvio del cantiere e termina con la chiusura dello stesso. Altrettanto impossibile risulta avere sei anni di lavoro continuativo sia per le ragioni sopra esposte, sia per tutto quanto è legato alla grave crisi che ha colpito il settore negli ultimi anni".

Per il momento, a rientrare nella classe dei lavoratori impiegati in attività "gravose" sono solo gli operai edili, le maestre di scuola dell'infanzia, gli infermieri, i macchinisti ferroviari e gli autotrasportatori.

Nell'intervento di Damiano non ha trovato spazio l'incombenza precoci e Quota 41. Sono in molti quelli che continuano (invano) a invocare l'azione del Governo, il quale si giustifica tirando in ballo le cifre.

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Occorrerebbero infatti ben 5 miliardi di euro per estendere la Quota 41 a tutti i lavoratori precoci. La versione dell'Esecutivo, in ogni caso, non convince i lavoratori: le misure di APe e APe Social hanno soddisfatto pochi, e i fondi necessari per la loro attuazione si sarebbero potuti impiegare con più riguardo nei confronti delle richieste specifiche delle rappresentanze sindacali.

Di seguito il resto del contributo di Damiano circa gli ultimi lavori che hanno tenuto impegnata la Commissione.

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"Il Governo sta esaminando varie ipotesi per rispondere alla richiesta dell'Unione Europea di una misura correttiva del Bilancio pari a 3,4 miliardi di euro. Gentiloni e Padoan vogliono evitare procedure di infrazione, senza comunque pregiudicare la crescita economica. Al Governo diciamo con chiarezza che va evitata l’ipotesi paventata di un intervento sull’Anticipo Pensionistico per fare risparmio. L’APe deve entrare in vigore dal primo maggio di quest’anno e su questo non si discute: se qualcuno pensa che uno spostamento in avanti di 6 mesi farebbe risparmiare circa 500 milioni di euro, se lo tolga dalla testa. Una scelta di questo genere avrebbe pesanti ripercussioni sociali e vanificherebbe l’accordo tra Governo e sindacati sulla previdenza".

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