Bonus ai meritevoli, licenziamenti facili, lotta agli assenteisti e nuovo piano di assunzioni nelle Pubbliche Amministrazioni. Questi i temi salienti di cui si è parlato oggi nell'incontro tra Madia e sindacati in materia di lavoro nelle Pubbliche Amministrazioni. La riforma che si conclude con l’emanazione del Testo Unico del Pubblico Impiego venerdì sarà valutata in Consiglio dei Ministri. Le novità sono tante e tutte molto importanti per diversi aspetti. Ecco le cose più salienti che sono state al centro del dibattito di oggi e che avranno impatto sugli oltre 3 milioni di lavoratori statali.

Nasce la definizione di precario storico

I precari con anzianità di almeno 3 anni di servizio presso le PA, anche non continuativa e che hanno già superato il concorso, rientreranno nel piano di assunzioni straordinario inserito in riforma. Tra gli obbiettivi del nuovo piano di assunzioni, la riduzione del precariato con la trasformazione di contratti a termine in contratti a tempo indeterminato. Inoltre, si intende così valorizzare le competenze e la professionalità già acquisita dai dipendenti nei 3 anni di servizio svolti. Una iniziativa questa in controtendenza con le norme sul turnover che volevano una nuova assunzione ogni 4 lavoratori pensionati. Il piano andrà avanti per un triennio, cioè dal 2018 al 2020 e saranno gli Enti in base alle loro esigenze a stabilire quanti e quando trasformare i precari, in veri e propri dipendenti pubblici.

In definitiva, via libera alla trasformazione dei contratti a tempo determinato per i precari storici, ma anche il via libera alle assunzioni di personale interno alle PA che ha superato il concorso. I sindacati pare abbiano avallato il piano del Governo, fermo restando lo scetticismo e le polemiche dei rappresentanti del comparto scuola che parlano di disparità di trattamento tra i docenti ed il resto dei dipendenti pubblici. Infatti, una parte del Decreto sulla Buona Scuola, parla di contratti per supplenze che non possono superare i 3 anni. In pratica, senza immissione a ruolo, se entro il 2019 il supplente non riuscirà ad avere una cattedra definitiva, sarà messo alle porte, cioè licenziato.

In parole povere, 3 anni, anche discontinui, bastano per passare da precario ad effettivo, ma gli stessi 3 anni sono la pietra tombale per i docenti alle prese con le supplenze.

Licenziamenti

Anche sul capitolo sanzioni e licenziamenti, il Testo Unico appare già definito. La riforma prevederà un inasprimento delle sanzioni per i dipendenti colti in comportamenti poco professionali. Allungare i week end ed i ponti con i festivi utilizzando false malattie è uno di quei comportamenti che potranno portare al licenziamento del dipendente. Inoltre, assottigliato l’iter della procedura disciplinare, con il concreto rischio per i lavoratori di perdere il proprio lavoro nello stretto giro di 30 giorni.

Durezza anche per i cosiddetti “Furbetti del Cartellino”, fattispecie di comportamento che rientra anche esso nel licenziamento sprint. L’effetto della lotta all’assenteismo, oltre che sulla perdita del posto di lavoro, avrà effetti anche sul salario dei lavoratori, con i premi che verranno spartiti tra i dipendenti considerati più virtuosi e meritevoli. Buste paga magre quindi per i dipendenti meno prolifici per l’Ente per il quale lavorano. Sembra confermato anche il fatto che le PA dovranno mettere in piedi anche degli strumenti che consentiranno alle stesse, di valutare il giudizio dei cittadini quando si presentano a chiedere qualcosa negli Uffici Pubblici. Una valutazione che sarà presa in considerazione anche per erogare i premi ai dipendenti, con il cittadino che diventerà, da semplice utilizzatore dei servizi, a vero giudice dell’operato degli Enti e dei loro dipendenti.