Armani ha annunciato l’avvio delle procedure per il licenziamento di 120 dipendenti di uno dei suoi stabilimenti.

E’ stato un ritorno dalle vacanze pasquali amaro quello di 184 operai e impiegati della Giorgio Armani Operations di Settimo Torinese, alle porte del capoluogo piemontese, per due terzi dei quali l'azienda ha annunciato l’intenzione di avviare le procedure di licenziamento. Una drastica riduzione del personale motivata non tanto dalla crisi del marchio, quanto dalla volontà di spostare la produzione in Paesi con la manodopera più a buon mercato, come la Bulgaria e la Turchia.

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La protesta dei dipendenti Armani contro la chiusura di Settimo Torinese: una ‘caduta di stile’

Dopo l’annuncio della volontà di licenziare 120 lavoratori, è scattata la protesta dei dipendenti della G.A. Operations che, col supporto dei sindacati di categoria di Cgil, Cisl e Uil, sono fermamente intenzionati a portare a conoscenza dell’opinione pubblica il paradosso di un’azienda che si presenta come alfiere del Made in Italy nel mondo e per la quale i licenziamenti dello stabilimento torinese rappresentano una ‘caduta di stile’, come si leggeva sugli striscioni delle maestranze in sciopero.

Fino al 2014, infatti, la G.A. Operations, azienda del gruppo Giorgio Armani, produceva oltre 25 milla capi all’anno della nota griffe ma negli ultimi due anni la produzione è stata progressivamente spostata in altri paesi, come Bulgaria e Turchia, dove la manodopera costa meno. Tutto questo mentre il fatturato del gruppo cresceva fino a diventare, nel 2015, il secondo produttore di moda in Italia dopo Prada. Il lieve calo di vendite del 2016, circa il 5%, non sembra quindi sufficiente a giustificare il drastico ridimensionamento di un sito produttivo iniziato, in realtà, nel 2014, quando i conti erano ampiamente positivi.

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Gli scioperi dei giorni scorsi sono il primo passo verso il coinvolgimento delle amministrazioni locali e delle istituzioni sulla vertenza che vede a rischio il posto di lavoro di lavoratori, in gran parte donne, che hanno già pagato il costo della delocalizzazione con due anni di contratti di solidarietà.

Governo e Regione in campo per la soluzione della crisi

Un primo segnale di attenzione alla vertenza Armani di Settimo è stata la partecipazione del sindaco Fabrizio Puppo e dell'assessore comunale al Lavoro Massimo Pace al presidio organizzato dai lavoratori davanti ai cancelli dello stabilimento.

Vicinanza ai lavoratori è stata espressa anche dall’assessore regionale al Lavoro, Gianna Pentenero, che ha manifestato l’intenzione di ‘convocare un tavolo con sindacati, azienda e amministratori locali per individuare tutte le misure utili a salvaguardare i posti di lavoro’.

Il caso promette poi di diventare ‘nazionale’ dopo l’interessamento del Governo che, per voce del vice-ministro del Lavoro, Teresa Bellanova, ha annunciato la prossima convocazione al Ministero di azienda e sindacati per l’apertura di una trattativa che permetta di evitare la ‘macelleria sociale’, come è stata definita dai rappresentanti sindacali, frutto delle decisioni unilaterali dell’azienda.

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