Ripartito il confronto sul tema rinnovo del contratto dei dipendenti pubblici. Per i lavoratori statali le notizie che sono uscite dall’incontro tra sindacati ed Aran non sono positive, anche se il summit tenutosi ieri 28 agosto può essere definito interlocutorio. La discussione è stata imperniata sulle risorse per il tanto agognato rinnovo, ma sembra che gli ostacoli ad un diritto che da 8 anni è negato ai lavoratori statali e che ha avuto una importante sentenza della Consulta a favore, sono ancora tanti.

Le dichiarazioni dei sindacati a margine dell’incontro dimostrano un certo malcontento e fanno sembrare un accordo molto difficile da raggiungere. Ecco le novità fuoriuscite dall’incontro con l’Agenzia per la contrattazione incaricata dalla Madia per il tavolo delle trattative.

Cifre e dotazioni economiche

L’atto di indirizzo con il quale il Ministro della Funzione Pubblica ha incaricato l’Aran di intavolare la trattativa lascia poco margine di contrattazione. Si parte da 85 euro medi di aumento per gli oltre 3 milioni di lavoratori pubblici.

SI tratta di una cifra media e lorda, ma soprattutto di una cifra che non è possibile erogare subito ed a tutti per via delle risorse esigue stanziate. Proprio le risorse sono state l’argomento centrale dell’incontro di ieri, con i sindacati che continuano a considerare in 4 o 5 miliardi, la dotazione che servirebbe per coprire davvero il rinnovo da 85 euro. Va ricordato che questa base di aumento fu parte integrante di una bozza di accordo sottoscritta da sindacati e Governo a novembre 2016 e che nel frattempo, il Governo, pur non modificando la cifra media per lavoratore, sta cercando di proporre una modalità di erogazione spalmata in più tranche.

Le cifre che il Ministero dell’Economia ha destinato per il rinnovo del contratto sarebbero tra 1,2 ed 1,3 miliardi, cioè nettamente inferiori a quelle di cui parlano i sindacati. L’idea del Governo che però ieri non è stata ribadita è di aumentare di una decina di euro a testa lo stipendio dei dipendenti per il 2016, per poi salire a 40 euro per il 2017 ed arrivare alle 85 euro promesse, solo dal 2018 o forse dopo.

Prima il DEF del 20 settembre e poi la Legge di Bilancio di fine anno metteranno in chiaro la situazione, perché con i due atti economici più importanti dell’Esecutivo si potranno capire meglio le intenzioni del Governo.

Ostacolo 80 euro

Come riporta il quotidiano ligure “Il Secolo XIX” di oggi 29 agosto, la trattativa è lontana da una soluzione. Anche riuscendo a garantire l’aumento come da accordo sottoscritto, quindi sulla base delle 85 euro cadauno, per 363mila lavoratori si tratterebbe di un aumento beffa. Si tratta di tutti quei dipendenti che oggi hanno stipendi annui tra i 23mila ed i 26mila euro.

Sono quei dipendenti a cui viene erogato mensilmente il bonus da 80 euro di Matteo Renzi. L’aumento di 85 euro farebbe uscire fuori dalla fascia reddituale che rende il bonus Renzi fruibile.

Inoltre, il bonus di 80 euro è netto in busta paga, mentre le 85 euro di aumento medio, sarebbero lorde. In sostanza, a questi lavoratori, il rinnovo non aumenterebbe lo stipendio, ma addirittura lo ridurrebbe. L’Aran stima in 3,7 euro a lavoratore quanto bisognerebbe stanziare per detonare il problema bonus cancellato. SI tratta di 125 milioni di euro che secondo l’agenzia sono irrisori rispetto alla portata dell’operazione rinnovo.

Le dichiarazioni dei sindacati, come riportate dal quotidiano genovese però non lasciano spazio a dubbi interpretativi, perché non sono accettabili distinzioni di comparti per gli aumenti e che non verranno accettati tagli sulle 85 euro da spendere per detonare il problema bonus. In pratica, secondo i sindacati le 85 euro devono essere garantite e non devono essere i lavoratori a finanziare questo surplus di risorse necessarie per detonare il fenomeno bonus. Nelle dichiarazioni di ieri sera inoltre, sembra chiaro che allo stato attuale delle cose ed in base ai soldi disponibili e stanziati, difficile che ci possa essere un accordo.

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