“Sono una dipendente Sky Italia e sono una Rsu eletta dai lavoratori della sede di Roma” si apre così la lettera che ci è stata inviata da una lavoratrice raggiunta dalla lettera di licenziamento.

La lettera della dipendente Sky licenziata

Nonostante la condanna arrivata dal Tribunale del Lavoro di Roma dello scorso agosto, Sky sembra voler perseguire la strada dei licenziamenti ad ogni costo. “Proprio ieri – prosegue la dipendente – ho appreso la notizia delle lettere di licenziamento di tutti i lavoratori Sky Italia rimasti “impattati” (usando il brutale lessico aziendale) in procedura (o meglio, per i quali è stata “ritagliata” una posizione nella procedura di licenziamento collettivo).

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Scrivo questo perché non sono mai state consegnate in sede di confronto sindacale le liste del personale con problemi legati alla disabilità in famiglia, né tantomeno sono state esplicitate ai tavoli di consultazione al Mise, al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali i criteri con i quali sono state fatte le scelte. Così anche io mi ritrovo licenziata (pur avendo due casi di disabilità in famiglia ed essendo con un figlio minore in affidamento esclusivo), e ciò anche dopo le ultime rassicurazioni da parte dell’azienda che si è sempre dichiarata disponibile a trovare soluzioni alternative al licenziamento”.

Sky prosegue sulla strada dei licenziamenti

“Scrivo in difesa di tutti i lavoratori che in due ore sono stati “invitati” a lasciare la sede aziendale di Via Salaria a Roma e scrivo anche per quei lavoratori che si trovano in congedo per motivi molto seri verso i quali l’azienda avrebbe potuto/dovuto trovare soluzioni alternative. Scrivo per ribadire che in Italia esistono delle leggi che le aziende hanno l’obbligo di rispettare. I responsabili aziendali dovrebbero dare questo esempio di correttezza e trasparenza a tutti i dipendenti.

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Anche perché noi lavoratori di Sky Italia abbiamo contribuito al successo dell’azienda”. Proprio ad agosto, infatti, il Tribunale del Lavoro di Roma aveva condannato Sky: chi credeva che la condanna per comportamento antisindacale emessa dal giudice Laura Baiardi lo scorso agosto potesse servire a qualcosa, si è dovuto ricredere. “Si dovrebbero adottare strumenti diversi, alternativi al licenziamento, come la riqualificazione e il telelavoro – ha sottolineato la lavoratrice appena licenziata – dovrebbe esserci più flessibilità per non diventare un’azienda obsoleta”.

Anche perché Sky è tutt’altro che un’azienda obsoleta: anzi, è un colosso dell’informazione all’avanguardia che non perde occasione per sbandierare i suoi utili e i bilanci in attivo.

Dipendenti Sky di fronte a un (finto) bivio

E invece, molti dipendenti sono stati posti fronte all'alternativa secca tra il trasferimento a Milano e l'esodo incentivato. Tutto questo si è svolto attraverso colloqui individuali volti a far apparire volontaria la scelta dei lavoratori.

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Solo 6 giorni fa sono state spedite 34 lettere di trasferimento a dipendenti che rientravano nella procedura di licenziamento. A inizio novembre, secondo quanto annunciato dall’azienda, si sarebbero dovuti trasferire nella città di Milano. I lavoratori avevano accettato il trasferimento a condizione, però, di riservarsi la possibilità di impugnare la lettera stessa, come previsto dalla legge. Niente da fare: secondo Sky, la loro “riserva” è corrisposta a un vero e proprio rifiuto e così ai dipendenti è stato comunicato il licenziamento istantaneo.

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Katia Perotti

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