La politica si scaglia nuovamente contro la riforma Fornero. Ospite a "Porta a Porta", Giuliano Poletti ha evidenziato le criticità della legge pensionistica, sottolineando che il governo è impegnato a correggerla. Senza aver fatto esempi specifici, è possibile leggere nelle parole del ministro del Lavoro il riferimento alle ultime misure per la reintroduzione della flessibilità pensionistica, vedi Ape sociale e volontaria, così come il decreto quota 41. Non vanno dimenticate nemmeno le 8 salvaguardie in questi ultimi anni per gli esodati, menzionati da Poletti nel suo intervento.

'La legge Fornero aveva dei difetti gravi'

Stavolta gli attacchi alla riforma Pensioni della Fornero arrivano dal ministro del Lavoro Poletti. Importante sottolineare come gli esodati siano stati il primo problema elencato dal numero uno di Via Vittorio Veneto, una delle categorie "figlie" della riforma, la cui odissea a distanza di sette anni non è ancora terminata. A denunciarlo, nelle scorse settimane, sia i sindacati sia Cesare Damiano, fautore della tanto contestata ottava salvaguardia. Non è dato ancora sapere se nella legge di Bilancio per il 2018 sia prevista un'ulteriore misura a favore delle persone rimaste ancora senza pensione.

Menzione particolare anche per l'aumento dell'età pensionabile, definito "salto secco di età" durante il programma di Vespa. Il ministro ha denunciato inoltre la mancata ricerca di un punto di equilibrio, aprendo il fronte di una discussione più ampia, la stessa che il governo è chiamato ad affrontare a partire dalla giornata di domani con i sindacati Cgil, Cisl e Uil. E' previsto infatti per la giornata di mercoledì 2 novembre il nuovo incontro fra i rappresentanti dell'esecutivo Gentiloni e i segretari generali delle sigle sindacali più importanti d'Italia, per analizzare la questione relativa all'aspettativa di vita.

Uno degli argomenti più caldi degli ultimi giorni è relativo al possibile stop della pensione a 67 anni per chi svolge lavori gravosi. A precisa domanda, Giuliano Poletti ha fatto capire come la discussione sia appena cominciata e che sarà necessario affidarsi a solide basi scientifiche. Dichiarazioni che di fatto annullano quanto detto nei giorni scorsi in merito alle 11 categorie dell'Ape sociale quali beneficiarie dell'eventuale misura allo studio del governo del primo ministro Paolo Gentiloni.

Se da una parte si può parlare di parziale retromarcia, dall'altra è altrettanto vero che si sta realmente cercando di venire incontro alla richieste dei sindacati oltre che dei principali esponenti del Partito democratico, su tutti il segretario nazionale Matteo Renzi, riguardo il blocco dell'aspettativa di vita. Ciò non era affatto scontato all'indomani della pubblicazione dei dati Istat, che confermavano un aumento della speranza di vita pari a 5 mesi nel triennio 2014-2016 rispetto al 2013. Numeri che avrebbero dovuto portare automaticamente il governo a decidere per lo scatto in avanti dei requisiti anagrafici per l'accesso alla pensione di 5 mesi dal 1° gennaio 2019.

Invece la partita continua a restare aperta.

Sarà importante domani capire quali eventuali passi avanti verranno fatti in tal senso durante il tavolo di confronto organizzato nella sede del Ministero del Lavoro a Roma. Per una volta, lo spauracchio dei costi non sembra dover turbare più di tanto le notti dei sindacalisti e dei rappresentanti del governo. Qualora fosse confermato il blocco dell'adeguamento automatico dell'età pensionabile legato alla speranza di vita alle 11 categorie dell'anticipo pensionistico agevolato, la spesa dovrebbe avere un importo pari a 100 milioni. Risorse facilmente reperibili durante la discussione sulla Legge di Bilancio, pronta ad entrare nel vivo nella prossima settimana.

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