Piramide rovesciata e aumento delle soglie reddituali, questo quanto si sta valutando come intervento per chiudere questa ormai annosa questione del rinnovo del contratto dei lavoratori statali. Problemi a non finire per la piattaforma che da anni ormai hanno messo in piedi Aran e sindacati e che nonostante l’ottimismo da parte del Governo, non sembra prossimo alla soluzione. Per di più il tempo stringe, come riportano quotidiani di interesse nazionale come Il Messaggero o Il Giornale che ricordano come la Legge di Bilancio che è il contenitore dove andava ufficializzato il rinnovo, ormai deve essere approvata.

Sull’argomento poi ci sono da registrare le dichiarazioni molto scettiche da parte della Parlamentare Silvia Chimienti del Movimento 5 Stelle. In pratica, l’aumento di 85 euro a testa con arretrati da 500 euro in unica soluzione che qualche giorno fa sembravano cosa fatta con il via libera già a gennaio, adesso sembrano tornati un miraggio. Mancano dei soldi per garantire gli aumenti ipotizzati o vanno cambiate alcune cose nella bozza di intesa del novembre 2016, tutte cose che vanno fatte in questi pochi giorni che mancano all’ingresso in aula della Legge di Bilancio per la sua definitiva approvazione.

Mancano oltre 300 milioni

Dopo 8 anni di blocco, il contratto dei lavoratori pubblici deve essere rinnovato.

Lo ha deciso una sentenza della Corte Costituzionale che dichiarò illegittimo il blocco della perequazione degli stipendi nel Pubblico Impiego partorito dalla Legge Fornero e dal Decreto Salva Italia dell’allora Governo Monti. La sentenza è del 2015 (luglio) ma prima la riduzione dei comparti, poi la riforma della Pubblica Amministrazione ed infine la questione del bonus Renzi, hanno allontanato nel tempo la soluzione. Nel novembre 2016 sindacati e Governo si erano lasciati con una bozza di accordo sulla base di un aumento pro capite di stipendio intorno alle 85 euro. Il Governo ha incaricato l’Aran, cioè una nuova agenzia per la contrattazione nel Pubblico Impiego, di discutere i dettagli con i sindacati, dotandola di un atto di indirizzo che però, si discosta dalla bozza di intesa di cui parlavamo prima.

Il problema manco a dirlo è sempre lo stesso, quello delle coperture economiche del provvedimento. Il M5S a voce della sua deputata parla di 300 milioni di buco, cioè di soldi mancanti per assegnare a tutti quelle 85 euro promesse, anche se lorde. Si tratta di aumenti di 40/50 euro a testa al netto delle tasse e secondo i conti, le cifre stanziate sarebbero inferiori proprio di 300mila euro.

Soluzioni poco gradite dai sindacati

Ecco che si ritorna a parlare di aumenti differenti a seconda della situazione di ogni singolo lavoratore. Una soluzione che a dire il vero sembra la stessa su cui spinge la Chimienti che parla di stipendi nel comparto scuola troppo bassi rispetto al resto dei lavoratori pubblici.

Una idea sarebbe quella della piramide rovesciata, cioè del garantire aumenti più cospicui ai dipendenti con stipendi o redditi più bassi. Ciò non significa aumentare le cifre offerte a questi lavoratori più svantaggiati perché la base di partenza restano le 85 euro lorde cadauno. L’operazione tende a ridurre l’aumento per i dipendenti con fasce stipendiali più alte. Una situazione che sicuramente non troverà facile approvazione perché anche questi lavoratori si trovano ad aver subito il blocco di questi 8 anni, l’assenza di un risarcimento relativo alla vacanza contrattuale e quindi alla perdita di potere di acquisto del proprio salario. Secondo il quotidiano Il Giornale inoltre, non è stata ancora del tutto risolta la questione del bonus Renzi.

Nonostante siano stati aggiunti soldi per evitare che le 85 euro lorde di aumento facessero perde a molti il bonus da 80 euro di Renzi, qualcuno corre ancora questo rischio. Sono state cambiate le soglie massime di stipendio a cui concedere il bonus, proprio per cercare di far rientrare tutti nell’incentivo anche ad aumento preso. Secondo i dati, l’aumento a 26.600 euro come soglia utile a percepire le 80 euro di bonus lascia comunque fuori da questa salvaguardia 100mila lavoratori. Servirebbero altri 100 milioni per portare la soglia intorno ai 27.000 euro e salvaguardare stavolta, quasi tutti per davvero. Altri soldi che mancano rispetto alle disponibilità della Legge di Bilancio. Nella manovra finanziaria, la voce aumento di stipendi per gli statali parla di un aumento a testa del 3,48% cosa che però non sarà uguale per tutti perché gli stipendi sono diversi da comparto a comparto e pertanto cambierebbero gli importi di aumento per ogni lavoratore. Senza calcolare poi la questione arretrati sulla quale le cifre che il Governo vuole e può erogare (500 euro una tantum) sono irrisorie secondo le parti sociali.