Con il decreto appena firmato dal Ministro del Lavoro, quanto previsto dalla scorsa Legge di Bilancio nel pacchetto previdenziale entra ufficialmente in azione. Che piacciano o no, le nuove norme, se da un lato tendono ad equiparare uomini e donne di fronte all’età di uscita dal lavoro, dall’altro creano flessibilità (per alcuni si tratta di disparità) in base al lavoro svolto. Infatti nella manovra di fine anno in vigore da gennaio, si parlava di lavori gravosi, di aspettativa di vita e di aumento dell’età pensionabile. Il decreto firmato da Poletti ha sancito il diritto ad evitare l’inasprimento per la stima di vita a 15 categorie di lavoratori che evidentemente andranno in pensione prima degli altri.

Ecco le novità e come capire quando si va davvero in pensione in attesa che con il nuovo Governo si possa attuare una vera ma ancora difficile riforma.

I lavori gravosi

Nel panorama previdenziale i lavori gravosi come definizione sono stati coniati con la manovra di Bilancio del 2016, quando ad 11 categorie di lavoratori venne concessa la possibilità di accedere ad Ape social e quota 41. Con la manovra successiva, quella in vigore dallo scorso 1° gennaio si è deciso di ampliare queste categorie portandole da 11 a 15 ed il decreto di Poletti ha reso vigente la novità. Le quindici categorie di lavori gravosi sono:

  1. Maestre di asilo
  2. Camionisti
  3. Macchinisti dei treni
  4. Edili
  5. gruisti
  6. Facchini
  7. Operatori sociali per soggetti non autosufficienti
  8. Addetti alle pulizie
  9. Operatori ecologici
  10. Infermieri delle sale parto e sale operatorie
  11. Conciatori di pelli
  12. Siderurgici
  13. Braccianti agricoli
  14. Marittimi
  15. Pescatori

Per tutti questi via libera per l’Ape sociale, la pensione con 36 anni di contributi e almeno 63 anni di età.

Per coloro che hanno iniziato a lavorare da giovani, con un anno anche discontinuo versato prima dei 19 anni di età, se si raggiungono entro fine 2018 i 41 anni di contributi, pensione anticipata con quota 41. Necessario inoltre aver prestato attività in queste tipologie di lavori per 7 degli ultimi 10 anni di lavoro.

Aspettativa di vita

La pensione di vecchiaia per tutto il 2018 si centrerà con 66 anni e 7 mesi di età insieme a 20 anni di contribuzione minima. L’età minima di uscita dal 1° gennaio è identica sia per uomini che per donne. Dal 2019 poi, per tutti si salirà a 67 anni. Il motivo è la tanto famosa ed allo stesso tempo odiata aspettativa di vita che negli anni sta portando sempre più lontano le soglie di accesso alle pensioni.

anche la pensione di anzianità fino a fine anno si percepirà con i medesimi requisiti del 2017, cioè 42 anni e 10 mesi se uomini e 41 anni e 10 mesi se donne. Dal 2019 anche la pensione anticipata, come fu ribattezzata dalla Fornero, salirà di 5 mesi, sforando il tetto dei 43 anni di contribuiti necessari. Inasprimenti che non saranno applicati alle 15 attività gravose di cui parlavamo precedentemente. Per tutti i lavoratori che rientrano tra le 15 tipologie prima descritte, i requisiti di accesso resteranno anche nel 2019 quelli previsti oggi, con uno sconto di 5 mesi esatti sia per la pensione di vecchiaia che per quella di anzianità.