Probabilmente perché spaventati dall’esito del voto in Italia, la UE lo scorso mercoledì ha mandato un nuovo ammonimento all’Italia per quanto riguarda le notizie sui ritocchi al sistema pensionistico. Un nuovo veto a cui ne farà seguito un altro ad aprile, come riporta il “Sole24Ore. Con la pubblicazione del rapporto “Ageing Report 2018” , che segnerà il perimetro entro cui dovrà muoversi l’Italia in quanto a previsioni di spesa per le politiche pensionistiche, non si potranno più sottovalutare i richiami di Bruxelles.

Questo in barba alle recenti promesse elettorali di cancellazione della Fornero, di riduzione dei requisiti di accesso alle Pensioni e così via. Le regole previdenziali difficilmente potranno essere ritoccate almeno nel breve periodo e pertanto i lavoratori devono iniziare a fare i conti con le regole attuali che però offrono discrete possibilità di accedere alle pensioni prima del previsto.

L’Ape

La nuova tornata di domande per accedere all’Ape sociale, cioè all’anticipo pensionistico con almeno 63 anni di età sta per andare a scadenza.

Per coloro che maturano i requisiti entro il 2018, la domanda di certificazione del diritto ad accedere all’Ape deve essere presentata entro il prossimo 31/03. Solo presentando l’istanza con tutti gli allegati, che serviranno all’Inps per valutare se concedere o meno l’accesso all’anticipo pensionistico, l’Istituto potrà rispondere al richiedente entro la data prestabilita che resta il 30/06. La misura resta appannaggio dei disoccupati senza Naspi da almeno 3 mesi, degli invalidi con almeno il 74% di invalidità, dei caregivers che assistono parenti disabili sempre al 74% minimo e delle 15 attività di lavoro gravoso.

I contributi necessari sono sempre 30 ad esclusione dei lavori gravosi per i quali sono necessari 36 anni. I requisiti vanno centrati entro la fine dell’anno in corso.

Diverse età pensionabili e requisiti contributivi

La pensione di vecchiaia nel 2018 si centra con 20 anni di contribuzione versata e con 66 anni e 7 mesi di età. Dallo scorso 1° gennaio queste soglie sono attive anche per le donne che in definitiva, perdono l’anno di sconto loro destinato finno al 2017.

Resta ancora in vita la possibilità di pensionamento sempre a 66 anni e 7 mesi di età, ma con solo 15 anni di contributi. Un sorta di eccezione che proviene dalla Legge Amato. Per coloro che si trovano ad aver versato 15 anni di contributi prima del 2013, questi versamenti bastano per la pensione di vecchiaia anche se dopo di essi non si sono versati ulteriori anni di contributi. La stessa sorte tocca a coloro che prima del 2013 erano stati autorizzati al proseguo volontario dei versamenti. Oltre ai quindicenni un altro scivolo si rivolge a soggetti che hanno meno di 18 anni di contributi, dei quali il primo deve essere stato versato prima del 1996 e almeno 5 dopo.

Entra in scena l’opzione Dini, altro richiamo a vecchie e poco conosciute regole pensionistiche. Si va in pensione 3 anni prima, stavolta come requisito anagrafico con la deroga Fornero cioè il salvacondotto. Bisogna aver raggiunto la quota 96 al 31 dicembre 2012. Servono a quella data 36 anni di lavoro e 60 di età o in alternativa 35 e 61. Validi anche i periodi intermedi e le frazioni di anno essendo una misura impiantata sul sistema quota. Sempre dalla riforma Fornero resta vigente la pensione di vecchiaia anticipata con 20 anni di contributi e 63,7 di età. La misura è rivolta a quanti hanno iniziato a lavorare ed a versare contributi previdenziali a partire dal 1° gennaio 1996, cioè nel sistema contributivo.

Infine c’è la pensione di vecchiaia per invalidi con almeno l’80% di disabilità accertata. Per loro bastano 60 anni e 7 mesi di età se maschi e 55 anni e 7 mesi se donne, sempre con i canonici 20 anni di versamenti.

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