La notizia giunge, emblematicamente, proprio nella giornata del 1° maggio, festa dei lavoratori: una donna è stata licenziata dopo 33 anni di lavoro perché malata di tumore. E’ accaduto a Milano, dove una ausiliaria socio-assistenziale di 53 anni è stata allontanata dal suo lavoro svolto presso la struttura del Piccolo Cottolengo Don Orione di Milano, un’istituzione religiosa che si occupa di assistenza agli anziani, che ha ritenuto di non poter più utilizzare le sue prestazioni dopo che, cinque anni fa, le è stata diagnosticata una patologia oncologica.

La denuncia della donna licenziata perché malata di tumore

La storia della donna licenziata dal Piccolo Cottolengo di Milano è stata resa pubblica dal Sindacato Generale di Base (Sgb) che assiste legalmente la protagonista dell’incredibile vicenda nella causa intentata dalla stessa per il suo reintegro nel posto di lavoro.

La dipendente, sposta e con un figlio studente, lavorava presso la struttura religiosa da 33 anni occupandosi di assistere gli anziani ricoverati presso il centro per 36 ore la settimane ed uno stipendio di 1.100 euro mensili.

Nel 2013 scopre di essere affetta da una forma di tumore che le consente, comunque di continuare a lavorare ma riceve, dopo cinque anni, la lettera di licenziamento a firma di don Pierliugi Ondei, direttore generale del centro presso cui la donna prestava servizio. La donna aveva infatti richiesto di essere assegnata a mansioni che la esentassero dal sollevare pesi superiori a 5 chilogrammi, come stabilito dall’Ats, l’Agenzia di tutela della salute che l’aveva ritenuta ‘idonea al lavoro pur con alcune limitazioni nella sua attività’.

Le motivazioni del Cottolengo di Milano per il licenziamento

La donna, dopo la visita di idoneità sostenuta all’Ars, si era proposta per altre attività, come la distribuzione dei pasti o l’assistenza nella pulizia a pazienti più autonomi come già avevano ottenuto, secondo la denuncia dell’ausiliaria, da altri dipendenti trovatisi nelle sue stesse condizioni.

Il suo caso, invece, è stato oggetto di un’evidente disparità di trattamento vista la risposta ottenuta dall’istituto secondo il quale, dopo i tentativi di ricollocare la dipendente in mansioni differenti compatibili con il suo stato di salute, anche in posizioni inferiori rispetto a quelle attuali, ha dovuto arrendersi di fronte alla ‘non disponibilità di tali posizioni alternative’ sia presso la struttura Milanese che altre dislocate nella provincia del capoluogo.

La donna, con l’assistenza legale del sindacato, ha ora iniziato una battaglia legale per vedere riconosciuti i suoi diritti da parte di un istituzione ‘che si dice religiosa’ e che ha deciso di licenziarla per la sola colpa di essersi ammalata di tumore.

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