Se in queste ore l'accordo di governo tra Lega e M5S dovesse prendere forma, uno dei punti su cui si è concordata un azione immediata è la Legge 107/2015, meglio conosciuta come “La Buona Scuola“. L'alleanza giallo-verde prevede una riforma della riforma, accomunando gli intenti di forze politiche da sempre fortemente critiche, come buona parte dei docenti, sul provvedimento del governo Renzi.

Concorsi regionali e stop all'alternanza scuola-lavoro

Innanzitutto i concorsi dei docenti saranno regionalizzati, agevolando le esigenze logistiche ed organizzative del personale, proprio come accade in Germania, dove il reclutamento docenti non avviene su base nazionale bensì regionale.

Sarebbe il docente quindi a scegliere per quale Regione proporsi per diventare di ruolo, evitando così di essere oggetto di trasferimenti extra regionali, come i 250mila insegnanti- quasi un terzo dell'intero corpo insegnanti, che si sono spostati sul territorio nazionale, mettendo in serie difficoltà almeno due milioni e mezzo di alunni (meno continuità didattica, si traduce in più fallimenti scolastici) come ha spiegato Mario Pittoni, responsabile scuola della Lega

Optare la destinazione regionale preferita, significherebbe evitare i numerosi ricorsi ed impugnazioni dei docenti, il cui salario non consente di sostenere le spese di trasferimento a centinaia di chilometri dalle proprie famiglie.

ll candidato valuterà dove concorrere, anche sulla base del proprio grado di preparazione in rapporto alla qualità media degli altri iscritti e dei posti disponibili, innescando un meccanismo virtuoso

Anche l’alternanza scuola-lavoro è una norma nel mirino del futuro governo e ci sono ampie possibilità che sia cancellata o rivista completamente per risolvere le contraddizioni che, in casi limite, hanno visto un vero e proprio sfruttamento sul lavoro degli studenti.

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Ipotesi che non ha destato entusiasmo nel mondo della scuola dove si preferisce un candidato con significativa conoscenza del settore. Per questo continua ad essere in pole-position proprio Mario Pittoni, il “padre” delle controriforma scolastica

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