Che la Pubblica Amministrazione abbia qualche problema di efficienza sono già tanti i cittadini che ne hanno avuto un qualche sentore. Adesso la conferma arriva da una fonte autorevole l’Adapt, l'associazione per gli studi sul lavoro e le relazioni industriali, che ha certificato come gli atavici problemi di efficienza dello stato derivino anche da una mancanza a dir poco massiccia di personale.

Sono ben 2,5 milioni le unità che mancherebbero all’appello, questo il risultato dello studio dell’agenzia fondata dal giuslavorista Marco Biagi. Una fonte autorevole quindi quella che fotografa la preoccupante carenza di organico, e l’allarme che i suoi componenti lanciano è da tenere quindi in considerazione.

Questa mancanza di personale metterebbe infatti a rischio varie componenti dell'economia italiana, dalla crescita dell’occupazione giovanile, alla crescita della domanda interna fino all’efficienza della pubblica amministrazione.

Italia, ultima per occupati nella pubblica amministrazione

Nonostante il posto fisso sia una delle ambizioni più gettonate dagli italiani, l’Italia resta un popolo di santi, poeti e navigatori ma non di dipendenti pubblici. La nostra nazione si attesta all'ultimo posto nella classifica dei paesi europei, con un personale attivo di 'sole' 3.055.000 di unità, una percentuale del 48.9 per mille abitanti.

Gli autori dello studio hanno stimato che se venissero assunte le 2,5 milioni di unità che mancano il tasso di occupazione nel nostro paese, oggi penultimo in Europa, passerebbe dal 62.3% al 69%.

In pratica investire nel pubblico impiego sembra una soluzione migliore rispetto a quella di cercare di recuperare il gap con le altre nazioni incentivando solo l’impiego privato.

Un contributo del 5 per mille per pagare i nuovi assunti

I rimedi adottati fin qui come la mobilità dei dipendenti già impiegati non appaiono come una soluzione efficace al problema che, secondo il rapporto, è aggravato anche da altre questioni che riguardano il personale attualmente in servizio: un’età media abbastanza alta e una scolarità molto bassa.

Difficile infatti pensare che un impiegato cinquantenne diplomato possa svolgere le stesse mansioni di un venticinquenne laureato in informatica. Ciò giustifica anche un paradosso tutto italiano, il nostro paese vanta infatti la più bassa percentuale di laureati fra i paesi europei e la seconda più alta percentuale di laureati disoccupati.

Per completare l'opera resta da sciogliere però il nodo più difficile, quello di come finanziare un piano di assunzioni così impegnativo. Ma anche per questo gli studiosi dell’Adapt hanno una soluzione: istituire una tassa patrimoniale sulla ricchezza finanziaria delle famiglie, prevedendo una soglia di esenzione di circa 100 mila euro, con aliquote progressive intorno all'1%. In questo modo basterebbe una tassazione del 5 per mille per poter assumere 1 milione di nuovi dipendenti. Considerato che il problema della disoccupazione giovanile è molto sentito e il contributo richiesto non è eccessivo, secondo un sondaggio, quasi l’80% degli ultra quarantenni si è detto favorevole al provvedimento.