La Riforma Fornero, risalente al Governo Monti, va superata. E' una missione che il Movimento Cinque Stelle e la Lega si sono affidati in maniera autonoma in sede di campagna elettorale. Adesso è anche e soprattutto uno dei punti di convergenza del famigerato "Contratto di Governo", attraverso cui è stato possibile stilare un programma che ha portato all'alleanza tra Di Maio e Salvini, nonché alla concordata proposta del Professor Conte come Presidente del Consiglio. L'Esecutivo, dopo aver incassato la fiducia delle due Camere, può ormai essere considerato nel pieno delle proprie funzioni.

Presto dovrà confrontarsi con l'esigenza di dare risposte concrete ad un programma ambizioso e ad un elettorato che si aspetta molto da un gruppo di ministri che ha la fiducia di una maggioranza che racchiude non solo i parlamentari, ma anche la fetta più larga del popolo italiano.

Riforma Fornero: stabilità in cambio di sacrifici

Ed è così che nel Paese si scontrano tante anime. Quella di chi, nonostante tutto, nutre grande fiducia. E quella degli scettici che, sull'onda di quanto espresso da alcuni esponenti della minoranza, ritengono il programma del Governo una sorta di assegno in bianco che rischia di pesare sulle spalle delle nuove generazioni.

Tra i punti contestati c'è proprio il capitolo Pensioni. L'attuale sistema, in vigore dal 2012, risulta piuttosto impopolare, poiché fa sensibilmente allontanare il traguardo della pensione.

Riforma Fornero da superare: ecco Quota 100 e Quota 41

Dopo gli aumenti di età degli ultimi anni, a partire dal 2019, senza voler considerare le eccezioni derivanti da misure come l'Ape Sociale, Volontaria o i benefici dei lavori usuranti, per andare in pensione serviranno 67 anni e almeno venti di contributi.

Un dato che non è mai stato digerito dalle attuali forze della maggioranza che, invece, è pronta a gettare le basi per una nuova riforma. Una scelta verso cui non mancano le levate di scudi e che, considerato l'abbassamento dell'età pensionabile, dovrebbe avere un costo di circa 5 miliardi di euro. A sostenerlo è Alberto Brambilla, già sottosegretario al Welfare nei governi capeggiati da Silvio Berlusconi nel 2001 e nel 2005.

Si tratta, tra l'altro, di una personalità politica che ha partecipato attivamente alla stesura del contratto di Governo nel capitolo pensioni. I vertici dell'Inps, attraverso le parole di Tito Boeri, hanno voluto lanciare l'allarme relativamente al fatto che i reali costi potrebbero raggiungere i 15 miliardi. Il nuovo sistema pensionistico dovrebbe basarsi su una flessibilità garantita dalle così dette quote.

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Quota 100: ossia la possibilità di andare in pensione nel momento in cui, a partire dai 64 anni, la somma tra il dato anagrafico e il numero di anni di contributi versati fa 100. Attraverso Quota 41, invece, potrebbe richiedere il pensionamento chiunque possa vantare 41,5 anni di contributi. Si tratta, per il momento, di soluzioni piuttosto generali, dato che si attende di conoscere, ad esempio, come saranno gestiti eventualmente le categorie dei lavori usuranti che, per il momento, non sembrano avere molto spazio nell'ipotesi di riforma.

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