Tra le novità che il governo potrebbe inserire nella prossima Legge di Bilancio, pare probabile anche qualche provvedimento relativo alla riforma delle Pensioni. E' proprio in questa ottica che dovrebbero essere previsti alcuni incontri con i rappresentanti sindacali, sigle sindacali che tra l'altro hanno già commentato le indiscrezioni che accompagnano le probabili novità pensionistiche in cantiere da parte del governo. Commenti che sono aumentati dopo le parole di Di Maio in Senato: la CGIL per esempio ha già manifestato alcuni dubbi [VIDEO]sulla Quota 100, la misura che continua ad essere quella con maggiori possibilità di entrare in Legge di Bilancio.

E sempre la CGIL arriva a proporre la pensione a 62 anni di età, che però in base alle ultime voci mal si sposa con la Quota 42 che sembra prendere sempre più campo al posto della Quota 41.

I dubbi di Ghiselli sulle proposte ora in campo

La CGIL, per cui ha parlato il segretario confederale Roberto Ghiselli, chiede una riforma organica delle pensioni, in modo tale che non si creino disparità generazionali e che sia quanto più equa possibile: per la CGIL appaiono insufficienti gli aggiustamenti che sembra avere in mente il governo Conte. Tra le altre cose, sulle misure in cantiere si possono muovere molti dubbi, anche e soprattutto su Quota 100 [VIDEO]. Secondo Ghiselli con le nuove misure, i conti pubblici non rischiano il collasso perché si tratta di provvedimenti che agevoleranno poco l’uscita in anticipo dei lavoratori per andare in pensione.

I paletti ed i vincoli che sembra saranno inseriti nelle misure taglieranno di netto la platea degli aventi diritto: Quota 100 solo a partire dai 64 anni con 36 di contributi è già un pesante limite, anche Quota 41 sulla quale verrebbe applicato il meccanismo dell’aspettativa di vita diventerebbe immediatamente quota 41,5. Inoltre c’è la questione della contribuzione figurativa che dovrebbe essere utilizzabile solo per 2 o massimo 3 anni, un limite questo che taglia fuori lavoratori con carriere discontinue, frammentate e che spesso utilizzano gli ammortizzatori sociali per completare l’anno solare lavorativo con un po’ di reddito.

La proposta della CGIL sulla flessibilità in uscita

Proprio i lavoratori con carriere discontinue spingono la CGIL a spronare il governo a cambiare il tiro di questa ipotetica riforma previdenziale. Dovrebbe essere inserita la flessibilità in uscita, che nonostante i proclami le misure del governo non garantirebbero. Flessibilità a partire dai 62 anni di età e cancellazione del meccanismo che aggancia le pensioni all’aspettativa di vita di cui si parlava prima delle elezioni dello scorso 4 marzo e che adesso sembra argomento dimenticato.

Senza contare che si deve tornare a trattare la pensione di garanzia che era argomento centrale degli incontri governo - sindacati quando si vararono l’Ape e la Quota 41 per i precoci. Nel frattempo però, per evidenti esigenze di coperture finanziarie delle misure, prende corpo, come riporta la nota agenzia di stampa “AdnKronos”, l’ipotesi di virare da Quota 41 a Quota 42: meno persone andrebbero in pensione e meno spesa pubblica aumenterebbe. Anche il superbonus di cui parla sempre AdnKronos va in questa direzione: offrire un 30% di stipendio in più a chi ha già raggiunto Quota 100, per persuaderlo a restare ancora al lavoro. Un po’ quello di cui la CGIL accusa l’esecutivo, di cercare misure che rispondano alle loro promesse elettorali, ma limitandone il raggio di azione per questioni di cassa.