Le ultime novità sulle Pensioni ad oggi 19 luglio 2018 vedono delinearsi quale potrebbe essere l'effettivo quadro degli interventi di riforma da parte del Governo nel medio e lungo termine. Grazie alle ultime indiscrezioni raccolte dalla stampa sappiamo che la nuova opzione di flessibilità basata sull'anzianità potrebbe partire dai 42 anni di versamenti. Una misura alla quale si affiancherebbero la quota 100 e la proroga dell'opzione donna, sebbene (quest'ultima) attuata con le risorse residue ed un possibile ritocco ai parametri.

Sul fronte degli assegni minimi si prospetta invece un nuovo adeguamento tramite la pensione di cittadinanza, attuato anche grazie al taglio degli emolumenti d'oro.

L'uscita anticipata con 42 anni di anzianità

Tra le nuove misure allo studio del Governo troviamo un'opzione che dovrebbe consentire l'uscita anticipata a partire dai 42 anni di versamenti. Si tratta quindi di una possibilità completamente basata sull'anzianità contributiva e slegata quindi dal vincolo anagrafico. Rappresenterebbe comunque un passo in avanti rispetto alla situazione attuale, sebbene le ipotesi iniziali parlassero di una quota 41 e non prevedessero il ricorso al parziale ricalcolo contributivo dell'assegno, che invece verrebbe utilizzato per garantire la sostenibilità della misura.

Il pensionamento flessibile con la quota 100

Chi cercasse un'alternativa alla quota 42 potrebbe invece rivolgersi alla nuova quota 100, anch'essa tra le misure in corso di approvazione. È costituita dall'insieme dei requisiti anagrafici e contributivi, che sommandosi devono appunto raggiungere il parametro 100. Il Governo avrebbe però allo studio un vincolo anagrafico a partire dai 64 anni di età, al fine di rendere sostenibile la misura, che altrimenti andrebbe a pesare eccessivamente sui conti del sistema previdenziale.

La proroga dell'opzione donna con le risorse a disposizione

Nel ventaglio delle ipotesi che potrebbero trovare concretezza all'interno della nuova riforma vi è anche la proroga dell'opzione donna, uno strumento giunto al termine della propria sperimentazione e che prevedeva il pensionamento anticipato delle lavoratrici a partire da 57 anni (un anno in più se autonome) e con 35 anni di versamenti. L'agevolazione resta però legata al ricalcolo interamente contributivo dei versamenti, con tagli importanti sull'importo del futuro assegno.

Il Governo ha promesso di prorogare l'opzione nel corso della nuova legislatura, ma sembra orientato a confermare il provvedimento solo nella natura dei risparmi già accantonati ed anche in questo caso con possibili ritocchi peggiorativi nei parametri anagrafici.

Il taglio agli assegni d'oro ed i risparmi indirizzati verso le pensioni di cittadinanza

Dopo l'intervento sui vitalizi, l'altro taglio che il Ministro del Lavoro ha prospettato di chiudere già entro il termine dell'estate è quello alle pensioni d'oro. Nel mirino ci sono gli assegni superiori alle 4mila euro che non risultano coperti da adeguati versamenti, per un risparmio complessivo che arriverebbe a toccare un miliardo di euro.

Risorse che verrebbero quindi spostate sulle minime, innalzate fino a 750,00 euro al mese grazie al nuovo strumento della pensione di cittadinanza. Bisogna però osservare che complessivamente l'operazione potrebbe costare dai due ai quattro miliardi di euro, pertanto non appare possibile un completo finanziamento con i soli introiti in arrivo dai cosiddetti assegni d'oro.

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