Il nuovo taglio in preparazione sulle pensioni d'oro, dopo quello già approvato alla Camera in merito ai vitalizi, potrebbe trasformarsi in una vera e propria stangata per i super manager. È quanto emerge dalle ultime elaborazioni della UIL, che mettono in luce quale potrebbe essere l'effetto della nuova misura annunciata dal Ministro del Lavoro Luigi Di Maio.

Taglio alle pensioni d'oro: secondo la UIL sarà penalizzato maggiormente chi ha iniziato dal basso

Se in linea generale l'operazione di ricerca di maggiore equità non può che essere ben accolta, molto dipenderà però dal modo in cui verrà implementata.

Ad esempio, la Uil sottolinea che chi è divenuto dirigente dopo aver fatto una lunga carriera ed essere partito dalle mansioni più semplici rischia paradossalmente di avere una penalizzazione più elevata (che potrebbe arrivare a toccare i quattro decimi dell'assegno). Mentre chi è partito subito da una posizione elevata potrebbe ritrovarsi con un assegno maggiore del 30% rispetto al caso precedente. È l'effetto di un eventuale ricalcolo contributivo degli assegni, che va paradossalmente a premiare chi ha iniziato a lavorare con stipendi più alti (visto che ad essi sono legati anche versamenti maggiori e aliquote contributive più elevate).

I calcolo sui tagli da parte del centro studi previdenziali Tabula

Chiaramente, molto dipenderà dal modo in cui saranno effettivamente applicati i tagli. Negli scorsi giorni erano circolate delle proiezioni al riguardo anche da parte del centro studi previdenziali Tabula, condotto da Stefano Patriarca (consulente del Governo nella legislatura precedente). In base a quanto riportato nel dossier, è fondamentale comprendere in che modo sarà applicato il ricalcolo contributivo.

Diventa infatti diverso ritoccare gli assegni in senso lato oppure il reddito complessivo del pensionato (che potrebbe essere composto anche da altre forme di entrata). Ad esempio, un taglio generalizzato su tutti gli assegni superiori alle 4mila euro nette porterebbe a circa un miliardo di euro di risparmi, che risulterebbero però dimezzati se si considerano anche le minori trattenute che ne conseguirebbero per il fisco.

È chiaro quindi che molto dipenderà dal modo in cui sarà portato avanti il provvedimento, ed ecco perché i dettagli appaiono tanto determinanti.

Le risorse recuperate saranno destinate agli assegni minimi

Quello che invece è certo riguarda l'impiego dei fondi raccolti. Il Ministro del Lavoro Di Maio ha già chiarito che l'obiettivo sarà di andare ad alzare le minime attraverso il finanziamento della cosiddetta pensione di cittadinanza. Secondo quanto giù annunciato al riguardo, l'idea è di garantire a tutti un adeguamento affinché il fisso risulti di almeno 780,00 euro al mese. Anche in questo caso però, sarà importante capire quali saranno i requisiti utili per poter maturato il diritto all'adeguamento, visto che potrebbe risultare rilevante la situazione reddituale complessiva del pensionato e non il semplice importo dell'assegno ricevuto dall'Inps.

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