Sulle Pensioni l'obiettivo dell’Esecutivo è superare la Legge Fornero con varie misure. Non tutte le misure di cui si è parlato in campagna elettorale e poi nel contratto di Governo potranno essere inserite nella prossima Legge di Bilancio. I conti dello Stato non lo permettono e la prossima manovra finanziaria - che indiscrezioni dicono sarà da 20 miliardi - non potrà avere al suo interno una radicale riforma delle pensioni. Ci sono le clausole di salvaguardia, l’aumento dell’Iva da detonare, oltre che la riduzione del debito pubblico tra le priorità dell’Esecutivo in vista della manovra.

Voci, dichiarazioni e indiscrezioni spingono ad ipotizzare per la prossima Legge di Stabilità il solo inserimento della quota 100 tra le nuove misure in cantiere. Quota 41 invece sarà rimandata a data successiva. Vista la scarsità delle risorse e la difficoltà ad avere l'assenso dall'UE ad un intervento previdenziale in deficit, anche su quota 100 da sola i problemi di copertura restano tanti. Ed il Governo studia ipotesi correttive della misura, cioè l’inserimento di vincoli e paletti atti a rendere meno appetibile la misura.

Quota 100 e penalizzazioni

Il ragionamento dell’Esecutivo è sempre il solito, cioè partire subito con quota 100 e rinviare l'introduzione della pensione di anzianità con quota 41 anni ad una fase successiva. Quota 100 con età minima fissata a 64 anni, che complice la mancata proroga dell’Ape sociale lascerebbe al lavoro tutti i soggetti che hanno 63 anni o meno di età. Con quota 100 si andrebbe in pensione sommando età anagrafica e contribuzione previdenziale versata, ma non a qualsiasi titolo.

Infatti i contributi figurativi utili dovrebbero essere ridotti a due soli anni, ad esclusione di quelli da maternità e servizio militare, validi sempre e comunque. A queste prime soluzioni per ridurre il numero possibili fruitori della misura si studiano altri strumenti che potrebbero rendere meno allettante lasciare il lavoro con la nuova misura. Nelle ultime ore circola l’idea di inserire una penalità sull'importo dell'assegno pensionistico percepito dai richiedenti l'anticipo.

Secondo le stime e le analisi della misura - come sembra fuoriuscire dalle indiscrezioni - chi lascerebbe il lavoro con quota 100 potrebbe perdere almeno l’8% della pensione effettivamente spettante.

Bonus per restare al lavoro

Sempre al fine di rendere la misura meno positiva possibile per chi intende sfruttarla, da tempo circola la voce del rilancio del vecchio bonus Maroni. Un incentivo per coloro che rimangono in servizio nonostante abbiano raggiunto i requisiti per andare in pensione, in questo caso quelli anagrafico-contributivi utili a quota 100. Un sostegno in busta paga pari alla contribuzione previdenziale dovuta, un superbonus del 30% in più di stipendio che dovrebbe persuadere i lavoratori a restare in servizio.

Inoltre, si valuta l’idea di rendere quota 100 non cumulabile con altri redditi da lavoro, cioè non dovrebbe essere possibile andare in pensione con quota 100 e continuare a lavorare per tutti gli anni di anticipo rispetto alla pensione di vecchiaia.

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